Aggressività dei giovanissimi, il caso di Siena e non solo
Dottoressa Roberta Pieri, dal suo osservatorio di procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Firenze, cosa succede agli adolescenti? Perché sono così aggressivi e intolleranti?
“Parlerei soprattutto di superficialità. Per carità, anche aggressività che si riscontra nelle modalità dell’interagire, nelle parole usate magari nei confronti delle persone di colore, degli ebrei. Ma riscontro, ripeto, in particolare superficialità e non conoscenza della nostra storia. Come se inseguissero una moda, senza la consapevolezza di ciò che fanno. Esistono degli studi psicologici i quali affermano che l’identità virtuale spesso non la percepiscono come la loro. Quando li interroghi, magari, si vergognano delle cose che scrivono”.
La Nazione pubblica questa intervista in cui si parla della condizione giovanile prendendo spunto dal caso dei ragazzini di Siena.
Una violenza, anche verbale, che si riscontra in molte inchieste con giovani al centro.
“Si torna alla mancata conoscenza. Non intendo la cultura da sfoggiare, quanto il fatto che se studi e sai comprendi. La violenza è sempre l’alternativa alla parola. Pesa anche l’esempio del mondo in cui viviamo. Non possiamo pretendere dai ragazzi se per primi sono poi tutti i politici, senza distinzione, e gli adulti ad esprimersi con violenza. Insomma, ’I bambini ci guardano’ (il film di De Sica, ndr)”.
Senza entrare nell’inchiesta sui 13 senesi ma, in generale, ragazzi normali con armi che pensano a raid punitivi.
“ln realtà i genitori secondo me spesso non li conoscono bene, c’è poco dialogo. Capita che, al di là della comprensibile linea difensiva e della presunzione di non colpevolezza, restano meravigliati. Alcuni parlano di ragazzate. Indipendentemente dal titolo di reato e dal fatto che, magari, alla fine può anche esserci l’archiviazione, resta il fatto che nel telefono di tuo figlio sono state trovate certe cose. Frequente, per esempio, la scoperta di stickers di materiale pedopornografico. Non è certo uno scherzo”.
Però ci sono anche genitori come quello che ha fatto scattare l’inchiesta senese che si rivolgono alla polizia.
“Certo. E ci sono denunce da parte dei genitori per salvare i loro ragazzi, vedi nel caso della scoperta di stupefacenti. Tutte le generalizzazioni sono sbagliate. Però ribadisco che per questi tipi di reati dove si fa apologia del nazismo, si offende l’altro e il diverso, la scuola può cercare di fare la sua parte ma non può assolvere alla capacità educativa a 360 gradi”.





