L’Iran all’Italia: “Raffreddate Washington”
Ariel Piccini Warschauer.
In un momento di estrema fragilità per gli equilibri in Medio Oriente, con i colloqui di pace appena avviati a Islamabad, l’Iran sceglie il canale diplomatico romano per inviare un segnale articolato all’Occidente. Attraverso un’intervista rilasciata alla rivista on line Italian Insider, l’ambasciatore iraniano in Italia, Mohammed Reza Sabouri, ha delineato la strategia di Teheran: una richiesta di mediazione rivolta a Palazzo Chigi affinché l’Italia si faccia portavoce di una “de-escalation” presso l’alleato americano.
Il diplomatico iraniano ha riconosciuto all’Italia un ruolo potenziale di facilitatore, invitandola ad adottare «posizioni bilanciate» e a incoraggiare gli Stati Uniti a desistere da quello che definisce un «comportamento bellicoso». Secondo l’ambasciatore Sabouri, la stabilità regionale passa per il rispetto del diritto internazionale, accusando Washington di aver minato la fiducia reciproca lanciando offensive militari proprio mentre i precedenti negoziati di Ginevra sembravano vicini a una svolta.
Il passaggio più delicato riguarda il Libano, dove l’Italia è presente con un contingente massiccio all’interno della missione Unifil. Alla domanda se Teheran sia disposta a usare la propria influenza su Hezbollah per garantire la sicurezza dei caschi blu, la risposta di Sabouri è stata cauta ma significativa: «L’Iran è pronto a giocare un ruolo positivo».
Tuttavia, l’ambasciatore ha immediatamente spostato il baricentro della responsabilità su Israele, indicando nelle azioni del «regime sionista» la principale minaccia alla sicurezza delle forze internazionali. Per Teheran, l’Europa deve concentrarsi sulle «cause profonde dell’insicurezza», aumentando la pressione sul governo di Tel Aviv.
Ripercorrendo le fasi del conflitto con Stati Uniti e Israele, l’ambasciatore ha ribadito la linea della “difesa legittima” ai sensi dell’articolo 51 della Carta ONU. Sabouri ha descritto le operazioni iraniane come una risposta necessaria ad aggressioni contro infrastrutture civili — citando in particolare un attacco a una scuola femminile a Minab — sostenendo che Teheran sia riuscita a «obbligare la controparte a rivedere i propri calcoli e tornare sulla via diplomatica».
Interessante, infine, l’apertura verso i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC). Sabouri ha tenuto a precisare che le azioni militari iraniane erano dirette esclusivamente contro le basi americane nella regione e non contro gli Stati ospitanti, ribadendo la volontà di preservare la stabilità del vicinato nonostante le tensioni degli ultimi mesi.
L’offensiva diplomatica di Sabouri fotografa un Iran che, pur non rinunciando alla retorica della forza e al rafforzamento della propria deterrenza, cerca nella premier italiana Giorgia Meloni una sponda per rompere l’isolamento e influenzare l’agenda della Casa Bianca. Resta da capire come la diplomazia italiana, da sempre in equilibrio tra la fedeltà atlantica e il dialogo con le altre potenze regionali, accoglierà questo invito al pressing sugli alleati.





