Minato lo Stato di diritto, tra i cinque paesi c’è anche l’Italia
“I governi di cinque Stati membri dell’Ue stanno minando «in modo sistematico e intenzionale» lo Stato di diritto – scrive Caterina Soffici su La Stampa -. C’è anche l’Italia nella lista indicata da Liberties, insieme a Bulgaria, Croazia, Slovacchia e Ungheria di Viktor Orbàn, da anni laboratorio della «democrazia illiberale». Il rapporto 2026, pubblicato il 30 marzo, raccoglie dati di oltre 40 Ong in 22 Paesi e definisce questi governi «demolitori», impegnati a indebolire lo Stato di diritto. Non sempre ci sono rotture evidenti: più spesso si tratta di cambiamenti impercettibili, una somma di smottamenti — una norma ritoccata, un controllo che si allenta. E intanto la parola «diritto» resta, come se bastasse pronunciarla per salvarla. Ma il diritto, se può essere tolto, diventa privilegio. Stato di diritto è la distanza tra potere e cittadino: libertà di stampa, giustizia funzionante, uguaglianza davanti alla legge, separazione dei poteri. Valori dati per scontati in Europa, ereditati da chi ha sconfitto regimi e dittature. Ma, avverte Liberties (al settimo rapporto), si sta regredendo. Quattro le aree critiche: giustizia, corruzione, libertà dei media, controlli della società civile. Per l’Italia si evidenzia lo scontro tra governo Meloni e magistratura: abolizione dell’abuso d’ufficio, limitazioni alle intercettazioni, attacchi ai magistrati. Dinamiche paragonate alle reazioni di Marine Le Pen contro la «tirannia dei giudici». Intanto l’Unione europea appare impotente: raccomandazioni spesso ripetute e disattese. Su 100 raccomandazioni della Commissione, 61 senza progressi e 13 peggiorate. In un’Europa che fonda la propria identità sulla civiltà giuridica, vedere la democrazia diventare «fragile» dovrebbe far riflettere, non solo sui demolitori ma anche sull’indebolimento del consenso verso lo Stato di diritto”.





