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Lovaglio confermato. E adesso? Il target sono i dipendenti a tutti i livelli

Paolo Benini.

La conferma di Luigi Lovaglio alla guida di Banca Monte dei Paschi di Siena chiude una fase complessa. Su questo non entro. Non ho competenze specifiche né interesse a esprimere valutazioni. Il punto è un altro: dopo il risanamento e le operazioni sul mercato, la leva reale diventa il funzionamento interno. Il rapporto tra felicità e produttività continua a essere trattato con un linguaggio parasindacale, poco utile. La felicità è un contenitore ampio; non è una variabile operativa. La letteratura è chiara: Daniel Kahneman distingue tra benessere esperienziale e valutativo e, con Olivier Sibony, mostra come il rumore decisionale riduca la qualità delle decisioni; Michael Posner descrive la prestazione come integrazione di sistemi attentivi; Robert Nideffer evidenzia il ruolo della flessibilità attentiva. Non è questa la sede per una trattazione accademica. La relazione operativa è semplice: 

prestazione = potenziale – interferenze

Le interferenze sono riunioni senza struttura, comunicazioni frammentate, ambiguità nei ruoli, sovrapposizione di richieste, relazioni disfunzionali. Hanno un costo diretto in termini di energia, qualità decisionale, continuità operativa.

Molti anni fa, in un contesto clinico, mi sono occupato del reinserimento lavorativo di una persona affetta da una grave forma di psicopatologia. Fu richiesta una collocazione stabile, con basse variazioni operative. La risposta iniziale fu negativa, motivata da una politica aziendale orientata alla flessibilità dei ruoli, costruita su un modello teorico di operatore adattabile. La valutazione cambiò quando alla relazione clinica venne affiancata una valutazione economica: furono quantificati i costi dell’assenza, della sostituzione temporanea e della minore efficienza. La richiesta fu accolta. In ambito sanitario, dove ho lavorato fino a pochi anni fa, ho proposto interventi per ridurre il carico interno in contesti ad alta pressione, come il pronto soccorso. Non sono stati attuati; nel frattempo sono aumentati i carichi e si sono ridotte le risorse. Senza formazione e sostegno alle persone che restano, aumenta il rumore e si riduce la qualità della prestazione. Non è una questione politica; è un dato tecnico.

Un riferimento operativo esiste. Nella prestazione sportiva di alto livello, pur con differenze tra contesti, si osserva un’evoluzione dei modelli: gestione degli staff orientata alla qualità dell’attenzione, riduzione delle interferenze, stabilità del funzionamento sotto pressione. La produttività coincide con il risultato prestativo. In molti contesti aziendali avviene il contrario: aumento della variabilità, sovraccarico comunicativo, ambiguità organizzativa. Il miglioramento del clima interno richiede competenze specifiche e team polifunzionali: psicologia della prestazione, organizzazione, processi, analisi decisionale. Il benessere è rilevante, ma va inteso come capacità di gestione delle proprie dinamiche in un contesto adeguato, non come obiettivo generico. Non si tratta di rendere l’ambiente una “festa”, ma di ridurre le interferenze e rendere il lavoro eseguibile con continuità. In queste condizioni aumentano insieme qualità della prestazione e sostenibilità individuale. Il risultato è misurabile e incide direttamente sui bilanci.

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