Prossime scadenze: voto politico ed elezione del presidente della Repubblica
Fatto il giro di boa del referendum, scrive il direttore Mario Sechi su Libero, “due sono gli appuntamenti chiave ai quali guardano i partiti: il voto politico e l’elezione del Presidente della Repubblica. Chi vince il primo (nel 2027) ha buone possibilità di portare a casa anche il Quirinale (nel 2029). Non è una certezza, solo un miglior punto di partenza, perché non è solo una questione di seggi, servono alleanze, spesso trasversali, un po’ di intelligenza con il nemico, molta astuzia di Palazzo e pazienza da tessitore. Nell’opposizione circolano già i nomi dei papabili, si fanno ipotesi, come ha raccontato ieri Elisa Calessi, e tra i cardinali menzionati nei pensosi caminetti progressisti, Giuliano Amato ha scritto a Libero per dire «non ho l’età» e levarsi subito dalla giostra. Tutti i piani sono condizionati dall’esito delle elezioni, ma non sono per niente prematuri come pensano i profani, perché si può conquistare il Quirinale anche da sconfitti, tanto che dal 1994, in un sistema di alternanza a Palazzo Chigi tra destra e sinistra, al Quirinale è sempre arrivato un Presidente più o meno progressista, mai espressione piena del centrodestra. In questo senso il nostro sistema politico è incompiuto, perché (anche) dal Colle si governa. I poteri del Capo dello Stato non sono affatto formali, i colloqui tra gli uffici di Palazzo Chigi e quelli del Quirinale sono una necessaria consuetudine, la prassi quotidiana dice che il Colle non detta la linea ma la corregge, non la ispira ma la influenza, non partecipa al Consiglio dei ministri ma è immanente. Perdere le elezioni e far salire al Quirinale l’esponente del tuo schieramento è una grande vittoria, a seconda Del periodo storico può essere perfino più pesante della conquista dell’esecutivo, perché la durata della carica è di sette anni, asimmetrica rispetto a quella del governo che dopo 5 anni va a casa (se tutto va bene), mentre il Presidente resta. Tutto quello che si discute nel campo largo dopo la vittoria nel referendum va visto nella prospettiva dell’elezione del Presidente”.





