#CULTURA

La demonomania ovvero l’eclissi della ragione

Luciano Luciani.

La demonomania, quel “senso comune” che vedeva dappertutto i segni dell’agire malefico

di maghi, streghe e stregoni, comincia a dilagare per l’Europa con caratteri d’intolleranza e ferocia

inusuali rispetto al passato in coincidenza piena e contraddittoria con quel movimento intellettuale

laico e antropocentrico che va sotto il nome di umanesimo: “I primi anni del XV secolo”, scrive lo

storico francese Michelet, “non sono che un lungo processo. Le accuse si ebbero in massa e

soprattutto di stregoneria. Quest’ultima era mescolata a tutte, ne costituiva l’attrattiva e l’orrore”.

Il numero dei processi appare in espansione: il tribunale d’Inquisizione ne istruisce 34 tra il

1421 e il 1486 rispetto ai 12 del secolo precedente, mentre per lo stesso periodo i giudici civili con

120 cause celebrate per stregoneria arrivano a quintuplicare il dato di cento anni prima. Queste però

sono soltanto le prime avvisaglie della morbosa ossessione che doveva sanguinosamente

contrassegnare la storia europea dei secoli successivi. Se tali numeri appaiono relativamente

contenuti e la repressione della magia e della stregoneria confinata in zone geografiche circoscritte

(in genere alpine o con un passato ereticale come la Francia meridionale), l’indizio più evidente

della diffusione dell’inquietudine diabolica è invece offerto da una trattatistica elaborata proprio per

individuare e contrastare la presenza e il potere delle streghe nella società e nella vita degli uomini.

Se tra il 1320 e il 1420 si contano 13 libri aventi aventi per oggetto la stregoneria, la data della bolla

Summis desiderantes affectibus, 1484, precede di appena due anni e prepara il Malleus

maleficarum (il Martello delle streghe), un testo che si rivelerà decisivo nel creare l’atmosfera delle

persecuzioni e degli stermini di massa dei secoli XVI e XVII.

Fino a questo momento la credenza nella stregoneria era stata un fenomeno episodico e in

genere legato a situazioni locali di conflitto culturale e religioso: con la Bolla papale di Innocenzo

VIII – tra l’altro un esponente di quel cattolicesimo che sentiva fortemente il fascino

dell’Umanesimo – e con il Martello delle streghe dei due inquisitori domenicani Institor e Sprenger

– “la più antica grande enciclopedia stampata di demonologia” (Trevor Roper) – l’accanimento

persecutorio nei confronti di quanti vengono individuati come partecipi del mondo misterioso delle

forze occulte si fa organizzato, metodico, scientifico.

La stregoneria è ormai equiparata a una ideologia diffusa e radicata, pericolosa per le sorti

stesse della religione e della società. Di conseguenza vanno puntualmente precisati il deterrente e le

contromisure con le quali fare fronte alla minaccia che incombe sulla cristianità, che si somma e si

intreccia con le altre sfide mortali portate alla vera religione e all’ordinato vivere civile: l’Islam alle

porte, la lacerazione del Cristianesimo tra cattolici e protestanti, le guerre di religione e per il

dominio europeo tra Francia e Spagna con il loro triste corollario di saccheggi, violenze, carestie,

epidemie…

Contro i poveri, contro le donne

Tormentato poi anche lo scenario sociale in cui la demonomania si inserisce: l’insorgenza

delle masse rurali in Germania e Francia contro secolari rapporti di proprietà, la miseria del popolo

minuto delle città, gli aumenti dei prezzi e i fenomeni inflattivi, inspiegabili per la mentalità del

tempo, dovuti all’afflusso dei metalli preziosi dai paesi extraeuropei, costituiscono i lineamenti di

fondo di un’epoca solo sfiorata dalla ragione rinascimentale e percorsa invece da odi politici,

fanatismi religiosi, convinzioni intolleranti. Ne facevano le spese i portatori di culture minoritarie,

di ideologie “deboli” e di saperi parziali: appunto la stregoneria e la fede nel mondo magico nei suoi

rituali e nelle sue pratiche da sempre padroneggiati e gestiti quasi esclusivamente dalla componente

meno forte della struttura sociale, le donne. A esse si guarda con sospetto perché, come scrive J.

Lussu, “fanno nascere i bambini dei poveri, vanno a cercare gli alimenti selvatici e le erbe

medicinali che sfuggono all’occhio dei padroni, curano i malati e i feriti, combattono i parassiti,

preparano le liscive di cenere e di bacche oleose… sono le Sibille che si rifugiano nelle grotte persfuggire alle persecuzioni, sono le veggenti e le fattucchiere che contrappongono simboli dialettici

di realtà produttive all’autoritarismo patriarcale dei padroni, sono le guaritrici, levatrici, ostetriche,

erboriste, conciaossa, veterinarie, naturaliste, astrologhe, metereologhe, farmaciste e medichesse,

chirurghe… Sono tutte le streghe contro le quali si scatena il potere… e la strage delle streghe si

prolunga nei secoli che vedono sorgere la scienza moderna”.

Si può forse spiegare così il feroce antifemminismo che segnerà tutto il triste periodo della

caccia alle streghe. Già nei manuali di stregoneria tale motivo appariva nella sua più piena

evidenza: in un trattato di demonologia del 1400 così si esprimeva il domenicano J. Nider “non

cesso di stupirmi come il sesso debole osi spingersi a cose così temerarie”, mentre nel Martello

delle streghe – 39 edizioni alla metà del XVII secolo per 50.000 esemplari diffusi tra uomini di

Chiesa e giudici cattolici e protestanti – l’inquisitore Sprenger così si interrogava: “perché nel sesso

tanto fragile delle donne si trova un numero di streghe tanto più grande che fra gli uomini”? Perché,

si risponde, le donne, come dimostra il peccato di Eva, sono più curiose e poi, si sa, sono “un abisso

di sensualità” e il Diavolo, il Grande Tentatore, con loro se l’intende assai meglio.

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