#ECONOMIA #ULTIME NOTIZIE

Scattano i nuovi dazi Usa su 60 paesi, l’effetto sui mercati e gli scenari per l’Europa

Ariel Piccini Warschauer.

Dalle 00:01 della costa orientale americana — le sei del mattino in Italia — il commercio internazionale ha imboccato una nuova strada a ostacoli. È entrato infatti ufficialmente in vigore il piano di dazi annunciato dalla Casa Bianca verso sessanta Paesi partner, un provvedimento che introduce tariffe doganali comprese tra il 10 e il 12,5 per cento su un’ampia gamma di prodotti.

L’iniziativa, coordinata dal Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Jamieson Greer, viene formalmente motivata con la necessità di combattere il lavoro forzato lungo le catene globali di approvvigionamento. L’obiettivo dichiarato da Washington è quello di creare una forte pressione economica affinché i governi esteri adottino standard lavorativi e normativi più stringenti.

L’impianto delle nuove tariffe poggia su una struttura differenziata. L’aliquota base del 10 per cento si applica ai Paesi che hanno già approvato leggi o avviato riforme concrete contro il lavoro forzato, un gruppo che comprende l’Unione Europea, il Regno Unito, il Canada e l’India. L’asticella sale invece al 12,5 per cento per i partner che Washington ritiene carenti sul fronte delle tutele, tra cui spiccano mercati di primo piano come Cina, Giappone e Corea del Sud.

Per prevenire fiammate inflazionistiche all’interno dei propri confini e proteggere la manifattura nazionale, la Casa Bianca ha tuttavia predisposto diverse eccezioni. I dazi non toccano le forniture energetiche come petrolio e gas, né i fertilizzanti o le materie prime per le quali gli Stati Uniti dipendono interamente dall’estero. Allo stesso tempo, settori chiave come l’acciaio, l’alluminio e l’automotive continuano a essere regolati dalle normative e dai dazi specifici già in vigore per ragioni di sicurezza nazionale.

Dal punto di vista normativo, l’amministrazione ha scelto di appoggiarsi alla Sezione 301 del Trade Act del 1974. Si tratta di una leva giuridica storica del commercio americano, pensata per contrastare le pratiche commerciali ritenute discriminatorie o sfavorevoli per le imprese statunitensi, e considerata dall’esecutivo uno strumento solido a fronte di eventuali ricorsi legali.

L’avvio effettivo del provvedimento introduce una dose di cautela sui listini finanziari e tra gli operatori commerciali. Pur trovandosi nella fascia ad aliquota ridotta, l’Europa guarda con apprensione ai possibili sviluppi, temendo che l’escalation commerciale finisca per appesantire le esportazioni. Per l’industria italiana, e in particolare per le filiere della meccanica, della moda e dell’alimentare, la sfida principale sarà ora capire quanta parte di questo rincaro del 10 per cento potrà essere riassorbita dai margini aziendali e quanta dovrà inevitabilmente scaricarsi sui prezzi finali destinati ai consumatori americani.

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti