Caos Libano, l’Idf indaga sulla morte dei caschi blu e Trump frena sull’Iran
Ariel Piccini Warschauer.
Il Medio Oriente resta una polveriera pronta a esplodere su più fronti, mentre la diplomazia e le strategie militari si intrecciano in un groviglio sempre più complesso. Al centro della tensione internazionale c’è ora il tragico bilancio dei caschi blu dell’Unifil in Libano e la possibile svolta tattica di Donald Trump nel braccio di ferro con l’Iran.
Giallo sui Caschi Blu: l’ombra di Hezbollah
L’esercito israeliano (Idf) ha ufficialmente aperto un’indagine sulla morte di tre militari del contingente ONU nel sud del Libano. La Forza provvisoria delle Nazioni Unite (Unifil) ha confermato il decesso di due soldati indonesiani a causa di un’esplosione, avvenuta a poche ore di distanza da un altro incidente mortale lungo il confine.
Israele, pur esprimendo cordoglio, respinge le accuse premature: “Non si deve presumere che questi incidenti siano stati causati dall’Idf”, si legge in una nota ufficiale su Telegram. Il sospetto dei vertici militari di Tel Aviv è che dietro le esplosioni possa esserci la mano di Hezbollah, che opera attivamente nelle zone di combattimento. “Gli incidenti sono avvenuti in un’area di scontri a fuoco intensi; stiamo verificando se si tratti di fuoco incrociato o di un’azione deliberata del movimento islamista”, conclude l’esercito.
La strategia di Trump: “Obiettivi mirati e tempi brevi”
Parallelamente al fronte libanese, si muove la scacchiera del Golfo. Mentre una petroliera è stata avvolta dalle fiamme al largo di Dubai in circostanze ancora da chiarire, arrivano indiscrezioni pesanti dalla Casa Bianca. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il Presidente Donald Trump sarebbe intenzionato a chiudere il conflitto con l’Iran entro quattro-sei settimane, anche a costo di lasciare lo Stretto di Hormuz parzialmente sotto il controllo di Teheran.
L’amministrazione statunitense teme infatti che una missione per sbloccare completamente la navigabilità dello stretto possa trasformarsi in una palude, prolungando le ostilità a tempo indeterminato. L’idea di Trump è chiara: colpire duramente la marina iraniana e le riserve missilistiche per depotenziare il regime, per poi passare alla pressione diplomatica. Se il libero flusso commerciale non dovesse riprendere, Washington sarebbe pronta a chiedere agli alleati europei e del Golfo di farsi carico della gestione della sicurezza marittima, permettendo alle truppe americane un disimpegno rapido.
Il rischio escalation
La situazione resta però estremamente fluida. I continui lanci di missili contro il territorio israeliano e gli attacchi alle rotte commerciali nel Golfo suggeriscono che la via della “de-escalation” sia ancora lontana. Per Trump, la scommessa è politica e militare: indebolire l’Iran senza restare impantanato nell’ennesima “guerra infinita”, delegando agli alleati l’onere di riaprire le rotte del greggio.





