Paolo Mieli suggerisce a Schlein di lasciare la guida del Campo largo a Conte
Paolo Mieli sul Corriere della Sera suggerisce a Elly Schlein – a suoi occhi la vera vincitrice del referendum sulla giustizia – di lasciare la leadership del ‘campo largo’ a Giuseppe Conte ed evitare le primarie. Prima di tutto, però, bisogna procedere “alla definizione del programma (con un esame che non lasci spazio ad ambiguità, in particolare nel campo della politica internazionale) e passare poi alla designazione del candidato premier. Per il progetto di quel che si intende realizzare non occorrono tempi biblici; gli scaffali sono pieni di precedenti analoghi testi dai quali si potrà agevolmente attingere. Una volta redatto e controfirmato il programma, però, si pone il problema dei problemi: che senso ha porre in competizione, Schlein e Conte, i principali sottoscrittori di quel documento? Diciamolo con franchezza: le primarie tra Schlein, Conte (e altri eventuali firmatari minori del documento identitario), sarebbero di esito incerto e non avrebbero un effetto rasserenante sull’elettorato del centrosinistra. Si obietterà: l’esito incerto è la quintessenza delle primarie. Non per il nostro centrosinistra che ha mostrato di gradire maggiormente le «primarie di incoronazione», quelle in cui ci si reca ai gazebo per consacrare un candidato precedentemente individuato dai leader. Ora, fermo restando che negli altri Paesi si usa che il candidato premier sia, per vie naturali, il leader del partito più forte della coalizione, se primarie devono essere, a nostro avviso, Schlein e il suo partito farebbero bene a tener duro sui punti più qualificanti del programma e lasciare a Conte il ruolo di competitore contro Giorgia Meloni. Come già fecero i predecessori di Schlein nella più fortunata stagione della sinistra, quella iniziale in cui i segretari del partito di maggioranza cedettero il ruolo di sfidante prima a Romano Prodi, poi a Francesco Rutelli. Schlein, cedendogli lo scettro, eviterebbe una contesa insidiosa, dai probabili risvolti destabilizzanti. Sarebbe prova di saggezza da parte sua cedere il passo a un leader che ha vent’anni più di lei. Il futuro, ne siamo certi, la ripagherebbe. Forse anche un futuro più prossimo di quanto immagini”.





