Tempesta perfetta sull’oro di Arezzo, dall’inizio dell’anno hanno chiuso 80 aziende
“Il rischio è il blocco totale delle esportazioni verso alcuni mercati”. Tempesta perfetta sull’oro di Arezzo e sirena d’allarme per “diverse piccole e medie imprese che lavorano quasi esclusivamente con Dubai”. Perché l’effetto estremo della guerra nell’area del Golfo, “significherebbe veder azzerato da un giorno all’altro il proprio fatturato”. Il quadro che disegna Maria Cristina Squarcialupi, al timone di Confindustria Federorafi e presidente di Unoaerre, gira sui numeri e sulle proiezioni a medio termine, ma pure sull’altalena delle oscillazioni del prezzo dei metalli preziosi. Uno status quo che alimenta l’instabilità, nemico numero uno di chi fa impresa. Lo dice in una intervista a La Nazione.
Al cahier de doleances si aggiunge la nuova tassa sulle importazioni imposta dalla Turchia, i dazi americani (terzo Paese per le esportazioni aretine) e il riacutizzarsi del costo dell’energia. Una tempesta perfetta. “Il problema sono le costanti oscillazioni e la volatilità dei prezzi di oro, argento, platino, palladio e rodio che rendono massima l’incertezza e non permettono alcuna pianificazione”, sottolinea . A soffrire di più perchè focalizzato maggiormente verso Oriente è il distretto aretino: da gennaio a settembre 2025 fa i conti con una flessione dell’export dell’oreficeria pari al 31,7% (3,6 miliardi), anche se registra contestualmente un’impennata dell’acquisto di metalli preziosi (lingotti). Seguono i distretti di Vicenza che cresce del 5,8% (1,8miliardi), Alessandria con un +18,9% (1,6mld) e da Milano con un -38,9% (910 milioni).
E dall’inizio dell’anno già 80 aziende del settore hanno chiuso i battenti.




