Tra Conte e Schlein lo scontro per la leadership aprirà fossati
Federico Geremicca sulla Stampa riflette sulla situazione del centrosinistra e della possibilità delle primarie, come via per il “campo largo” per scegliere il leader da contrapporre a Giorgia Meloni. Presumibilmente tra un anno o poco più. “Una strada irta di rischi e di insidie per la costruenda coalizione” avverte Geremicca, secondo il quale ci sarebbe il tempo “per ragionare su quel che davvero è utile oggi alla costruzione di una coalizione credibile e alternativa alla destra. Per tagliarla con l’accetta: se accentuare le già evidenti e imbarazzanti divisioni (come inevitabilmente accadrebbe nella battaglia delle primarie) oppure se provare a cercare (passi la banalità) un nuovo Prodi. Un federatore. Un “pacificatore”, anzi. Un riferimento non solo per il “campo largo” ma per un Paese stremato da rancori e contrapposizioni. Verrebbe da sostenere che i leader del centrosinistra potrebbero almeno parlarne: non lo facciamo perché tra le cose più stupefacenti di questa pur pirotecnica legislatura, c’è la circostanza che le cronache non annotano alcun incontro collegiale tra i segretari dei partiti che si dicono alleati. A meno che non lo abbiano fatto in segreto (in politica ci sta…) in oltre tre anni non hanno mai avvertito la necessità di un confronto su quel che accadeva intorno a loro. Le primarie (di partito o di coalizione) restano un grande strumento di democrazia, naturalmente: quelle che sembrano profilarsi, però, hanno poco a che vedere con quelle finora messe in campo da Pd e alleati. Nella gran parte dei casi – a partire da quelle che incoronarono Prodi nel 2005 (75% per il Professore e 4 milioni e mezzo di votanti) – si è trattato di primarie sostanzialmente confermative. Stavolta non sarebbe così. Tra Schlein e Conte, lo scontro per la leadership aprirà fossati. Non potrà che essere aspro: e non solo sulla politica estera. Dopodiché, regalati molti argomenti di propaganda agli avversari, gli sfidanti deporranno le armi per convincere gli elettori della giustezza di una candidatura che non aveva convinto nemmeno loro. Visto da lontano, non sembra un grande affare”.





