Referendum, la sinistra in una piazza non strabordante e Meloni in ufficio contro il caro-carburanti
Alessandro De Angelis su La Stampa si occupa della fine della campagna referendaria. “La sinistra è in piazza, certo non strabordante, ma comunque molto dignitosa, in un giorno lavorativo e poco primaverile come temperatura (e pioggia). Sia come sia, la piazza trasmette il senso di una sfida di “popolo”. Giorgia Meloni invece, ed è questa la novità, è sola nel Palazzo, a varare misure contro il caro-carburanti, effetto collaterale della guerra scatenata da Donald Trump in Iran. Una mossa rinviata per due settimane, che arriva proprio a quattro giorni dal voto. Per carità, meglio tardi che mai. Sia come sia, trasmette il senso di un affanno e di una corsa ai ripari di fronte all’inquietudine di quel Paese che, dopo aver fatto il pieno alle pompe di benzina, andrà alle urne più leggero nel portafoglio. Elemento questo che potrebbe accendere gli animi, in termini di “opposizione”, più di qualunque sofisma sul sorteggio del Consiglio superiore della magistratura. Ed è la prima volta, da un po’ di lustri a questa parte, che in occasione di un appuntamento elettorale rilevante, il centrodestra non ostenta un bagno di folla più consistente di quello altrui. Anzi, lo evita proprio: teatri, molta tv, anche il podcast di Fedez, ma è mancata la grande adunata di destra. È una potente rottura narrativa per il melonismo e per il centrodestra a trazione sovranista che si è nutrito della retorica del popolo contro il Palazzo nella costruzione del suo assalto al cielo. La piazza della sinistra, continua De Angelis, non è “a vocazione maggioritaria”: militanti, elettorato che già c’è, tutto ciò che ti aspetti di trovare, compresa la forte motivazione e le parole d’ordine di una tradizione (Costituzione, antifascismo, rispetto della magistratura). Ma il punto è che il “fattore Trump”, di cui fa parte la “special relationship” ostentata da Giorgia Meloni, ha reso questo referendum “glocal”, per la portata degli eventi. E scava la contraddizione nell’altro popolo. Gente che magari non voterebbe il campo largo, ma è distratta dalla guerra a due passi, e preoccupata per l’economia e per la sicurezza, terreni su cui la destra ha mietuto le sue fortune”.





