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Re Carlo alla Casa Bianca, se il banchetto di Stato finisce sotto una tenda

Ariel Piccini Warschauer.

Il confronto è quasi impietoso: da un lato la solennità millenaria del Castello dei Windsor, dall’altro una distesa di teloni impermeabili sul pratone di Washington. Se la visita di Stato di Re Carlo III negli Stati Uniti, prevista per la prossima primavera, avrebbe dovuto suggellare il legame tra le due potenze con il massimo sfarzo, la realtà dei fatti si scontra invece, con un ostacolo inaspettato: un vero e proprio cantiere a cielo aperto.

La Casa Bianca è un “work in progress”

Al centro del paradosso ci sono le ambizioni architettoniche di Donald Trump. Il Presidente, deciso a rimodellare la Casa Bianca a sua immagine, ha dato il via alla demolizione dell’Ala Est per costruire una monumentale sala da ballo. Un progetto grandioso, certo, ma con un tempismo discutibile: la fine dei lavori è prevista solo per il 2029.

Nel frattempo, il protocollo americano si è dovuto adattare: oggi, i leader mondiali vengono ricevuti sotto grandi tensostrutture allestite sulla South Lawn. Non esattamente l’atmosfera che ci si aspetterebbe per accogliere un sovrano abituato ai saloni di Buckingham Palace.

Tulle, fango e bagni portatili

Ma il vero nodo della questione non è la pioggia sui tappeti rossi, bensì un dettaglio decisamente meno glamour: i servizi igienici. A lanciare l’allarme è stato Will Scharf, segretario personale della Casa Bianca, che attraverso le colonne del Daily Telegraph ha sollevato un velo di imbarazzo sulla vicenda. “È paradossale,” ha dichiarato Scharf davanti alla commissione per le proprietà federali. “Il nostro Presidente viene ricevuto a Windsor; quando il Re ricambierà la visita negli USA, con ogni probabilità sarà accolto sotto una tenda con dei bagni chimici portatili. Non credo sia l’immagine migliore che l’America possa dare di sé.”

L’idea di vedere Sua Maestà — o gli illustri ospiti in abito da sera e gioielli d’ordinanza — dirigersi verso una cabina di plastica azzurra è il peggior incubo di ogni addetto al cerimoniale.

Una sfida contro il tempo

Con la visita ipotizzata per la fine di aprile, restano poco meno di due mesi per salvare la faccia (e la dignità) della diplomazia a stelle e strisce. Gli esperti del protocollo sono già al lavoro per trovare una soluzione “terza” che eviti l’umiliazione delle toilette da cantiere, cercando di garantire a Carlo III l’intimità e il decoro che il suo rango impone.

Sarà un gala indimenticabile, questo è certo. Resta solo da capire se lo sarà per l’eleganza dei brindisi o per le peripezie logistiche tra fango e tubature.

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