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Va bene dire che il Paese sta reggendo ma la fatica è evidente

Daniele Manca sul Corriere della Sera Daniele Manca commenta la crisi attuale, ricordando come negli anni passati “eravamo abituati ad affrontare quanto accadeva, per quanto terribile, in maniera ordinata.  Per quanto possibile seguendo le regole del diritto. Che non è significato quasi mai rispettarlo integralmente. Ma provarci almeno questo sì”.

Oggi appare tutto cambiato e per Manca “le vere domande da farsi sono due. La prima è quanto il mondo possa reagire al modo disordinato, scomposto e poco intellegibile di risoluzione delle crisi legato alla sola minaccia o peggio, come stiamo vedendo, di uso della forza della nuova amministrazione Usa guidata da Donald Trump. Alla rottura delle regole del commercio internazionale, leggi dazi, si è stati capaci di reagire; gli effetti sono stati meno dirompenti del previsto proprio grazie a quell’allenamento di cui si parlava prima. Ma a un uso della forza, a guerre subite o provocate, quanto riusciremo a reggere? La risposta è paradossalmente nella seconda domanda da farsi: l’Europa e all’interno dell’Unione, l’Italia, quanto hanno usato il tempo trascorso tra le varie crisi per adeguare il proprio sistema agli shock? Poco. L’illusione di molti governi di potersela cavare o addirittura usare l’Europa per consolidare posizioni di potere nazionale ha impedito di procedere a sburocratizzazioni e semplificazioni. Un esempio per tutti: l’energia. Lo stucchevole dibattito sul motore a scoppio ha impedito di comprendere quanto la transizione fosse un tema di autonomia energetica. Altro che ideologia. Si è preferito rispondere a ogni crisi con rimedi pubblici, aiuti e sostegni che se ripetuti diventano insostenibili. Mentre il tema era investire in infrastrutture, in reti europee, interconnessione, immagazzinamento/batterie, tecnologia per rispondere all’intermittenza delle rinnovabili. L’Italia in questo è l’esempio di come si sia badato poco a rendere il Paese più capace di reagire agli shock. Non si tratta di risorse. Ma del loro uso. Quanto delle varie manovre è stato indirizzato a finanziare investimenti, ad agevolare consumi? E quante riforme che non richiedono risorse, dalle semplificazioni alla concorrenza sono state varate in questi ultimi anni? Alla mai tanto apprezzata e riconosciuta tenuta dei conti pubblici si deve però affiancare un altrettanto poco compresa e riconosciuta capacità di reazione delle imprese e dei lavoratori. Va bene dirsi che il Paese sta reggendo. Ma la fatica è evidente”.

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