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Il mondo al contrario: giornalisti davanti alla sede occupata di Casa Pound identificati dalla polizia

“La polizia è arrivata per rimproverarci e identificarci”: è la denuncia del programma di Rete 4 ‘E’ sempre Carta Bianca’, tornato davanti al palazzo occupato da Casa Pound, che pubblica un video sul suo profilo Facebook. L’agenzia Ansa racconta la vicenda.

“E’ un paradosso, loro sono qui da 23 anni in maniera abusiva e voi controllate noi”, dice il giornalista alle forze dell’ordine che gli chiedono di concordare un’intervista con Casa Pound. “Siete stati chiamati da loro?”, chiede il giornalista, “noi abbiamo chiesto l’intervista, ma loro non ce l’hanno concessa”. Le forze dell’ordine chiedono poi al cronista un documento e di spegnere la telecamera perchè “non capiscono l’utilità”.

“I giornalisti di una trasmissione televisiva chiedono un’intervista a CasaPound. CasaPound non risponde. I giornalisti allora vanno sotto il palazzo occupato per provare a intervistarli. Dopo un po’ arrivano le forze dell’ordine. Per sgomberare CasaPound, direte voi. No. Per identificare i giornalisti. E per spiegargli che devono concordare con CasaPound le interviste, non andare sotto la loro sede. Questo avviene nell’Italia di Giorgia Meloni. Questo avviene con Piantedosi al ministero: le forze dell’ordine obbligate a fare da ufficio stampa a un gruppetto di fascisti. Complimenti”. Così il deputato democratico Matteo Orfini commenta sui social quanto denunciato dalla trasmissione televisiva Cartabianca.

“Le immagini del confronto fra una troupe giornalistica della trasmissione Mediaset “È sempre CartaBianca” e una pattuglia delle forze dell’ordine davanti al palazzo occupato da Casapound sono abbastanza sconcertanti. Già il fatto che le forze dell’ordine del nostro Paese che accorrono dopo una richiesta di un’organizzazione che da tempo doveva essere sciolta fa davvero pensare. E poi, deve essere sempre garantito il diritto di cronaca e la libertà di informazione”. Lo scrive su X Nicola Fratoianni di Avs.
“Su questo episodio – conclude Fratoianni – presenteremo un’interrogazione parlamentare perché non si ripetano in futuro casi simili”.

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