La domanda: chi sarà il più danneggiato dal partito di Vannacci
“Chi sarà il più danneggiato dal partitino di Vannacci? Ossia – scrive Stefano Folli su La Repubblica – da una formazione solitaria di cui si sa solo che non sarà moderata. L’esperienza storica insegna che queste operazioni quasi mai hanno successo. Dunque, prima di domandarsi chi sarà il più danneggiato occorre capire se Futuro Nazionale avrà la forza per mettere in difficoltà qualcuno. A destra, ovviamente, perché tutta questa strana operazione è concepita per incrinare gli equilibri destrorsi. Lo ha capito Luca Zaia che fa spallucce e tocca il punto più delicato. Quei 500mila voti o per meglio dire preferenze raccolte da Vannacci alle elezioni europee: sono voti personali del generale o sono della Lega, transitati in quel momento sul nome dell’ex militare giusto perché si era candidato con la formazione di Salvini? Tutto lascia pensare che siano in prevalenza voti leghisti, ai quali tuttavia Vannacci ha offerto in quel momento una ragione per esprimersi. Ma c’è da domandarsi se quei 500mila esistono ancora o sono evaporati, via via che svaniva l’effetto novità indotto dal generale ammiccante all’autoritarismo. Ora risulta che Salvini — non senza motivo — si scopra ‘deluso e amareggiato’, come una fanciulla sedotta e abbandonata. Chissà cosa si aspettava dal generale, tirato dentro nella Lega senza porsi il problema di chi fosse e dove volesse andare. Sta di fatto che il Carroccio è pronto per essere il primo obiettivo di Vannacci. Indebolire il partito di Salvini (e di Zaia e dei presidenti di regione) vuol dire destabilizzare l’ala destra dello schieramento di governo. Con ogni evidenza la turbolenza a destra, ammesso che si arrivi a tanto, metterebbe in qualche imbarazzo la presidente del Consiglio. Vero è che potrebbe spingerla ad accentuare il profilo centrista della sua leadership, come si conviene al leader di un partito che si colloca da tempo intorno al 30 per cento. Tuttavia una Lega destabilizzata, senza che sia già pronta un’alternativa (l’ipotesi Calenda è ancora assai prematura), sarebbe un danno ovvio per la stabilità del centrodestra”.





