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Vannacci punta al 20 per cento ma i problemi potrebbe crearli più a Meloni che a Salvini

“Per la prima volta rischia di rompersi il gioco di vasi comunicanti che da sempre protegge il centrodestra e consente di trasferire il consenso da uno schieramento all’altro senza perdite significative nel complesso”. Flavia Perina, esperta delle vicende del centrodestra, sulla Stampa scrive che “con il partito di Roberto Vannacci in campo, se (quando) succederà, addio equilibrio idrostatico: rivolo o torrente che sia, il voto per il generale sarà voto contro la maggioranza, la premier, le sue scelte di politica estera e interna, le sue relazioni europee, e quindi voto sovranista contro la continuità di una maggioranza percepita come succube dei diktat di Bruxelles. Scivolerà fuori dai vasi comunicanti. Potrebbe provocare danni. Sono prese di posizioni che iscrivono Vannacci alla gara dei Gengis Kahn in corso in molti Paesi europei, dove i movimenti sovranisti spuntano come funghi e si rubano voti uno con l’altro nella sfida a chi è più estremista, feroce, provocatorio. Anche per questo – osserva l’editorialista – la possibile scissione non è un problema del solo Matteo Salvini (nella foto). Anzi. Il capo della Lega potrebbe addirittura approfittarne per offrire al Nord il riequilibrio che chiede da un pezzo e puntellare così la sua leadership in difficoltà. La platea a cui punta Futuro Nazionale, come è evidente dal nome, è quella ben più vasta ed elettoralmente interessante della destra ‘arrabbiata’. Ma cos’è che ha ‘autorizzato’ l’operazione di Vannacci, cosa ha reso all’improvviso la gara dell’estremismo un’opzione praticabile anche in Italia? Solo sei mesi fa sarebbe stato velleitario immaginare di sfidare Matteo Salvini e Giorgia Meloni da una prospettiva ‘cattivista’. Nelle dichiarazioni e nei fatti il governo occupava una posizione sicura sul bordo estremo del racconto conservatore, ma le ultime dall’America hanno aperto uno spazio nuovo a destra della destra. La scommessa di Vannacci è occupare quell’area, che lui immagina enorme (ieri ha sparato: perché tre per cento? Voglio il venti), e adesso tocca agli alleati decidere come gestire la sfida: se lavorare per tenerselo nonostante tutto oppure mandarlo a quel paese, agire per isolarlo, sterilizzare il suo partitino. Ci sarebbe anche una terza opzione, inseguirlo nella gara dei Gengis Khan, ma incrociamo le dita: speriamo non ci tocchi pure questa”.

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