Prima il video shock dopo l’incidente mortale, poi le minacce web: continua la deriva social del giovane
Ariel Piccini Warschauer.
Non c’è limite al peggio, soprattutto quando la realtà viene filtrata attraverso l’obiettivo deformante dello smartphone. Non è bastata l’indignazione unanime dell’opinione pubblica, non è bastato lo strazio per la tragica fine di Sofia Barberi, la ragazza di soli 22 anni rimasta uccisa nel terribile incidente stradale avvenuto nei giorni scorsi a Savona. Il giovane immigrato che per primo aveva immortalato i soccorsi in un video shock, pubblicato sui social pochi istanti dopo lo schianto, è tornato a farsi vivo. E lo ha fatto nel modo peggiore possibile.
Con un nuovo filmato pubblicato sulle proprie piattaforme, il ragazzo ha alzato il tiro, passando dalla totale mancanza di empatia alla violenza verbale e alle minacce di morte esplicite contro chi, legittimamente, lo ha criticato.
Nessun pentimento, nessuna scusa alla famiglia della vittima. Nel nuovo video, il giovane si scaglia con rabbia contro i “moralisti” della rete e i testimoni dell’incidente, pronunciando parole che lasciano ben poco spazio all’interpretazione:
“Non ho fatto nulla di male, lavatevi il cervello prima di parlare. Avrò pure sbagliato, ma ci sono modi e modi. Vi sparo tutti”.
Un delirio in piena regola. Secondo la ricostruzione, il ragazzo non si sarebbe limitato a diffondere il primo, macabro filmato — in cui inquadrava la scena della tragedia ridendo, compiaciuto della morte della ragazza, anziché prestare aiuto o rispettare il silenzio del dolore — ma ha rincarato la dose accusando i presenti sul luogo del sinistro di averlo aggredito verbalmente e fisicamente.
L’incidente, costato la vita alla giovane Sofia, aveva già sollevato un’ondata di commozione e rabbia in tutta Italia. Ma il comportamento del giovane ha trasformato la tragedia in un caso emblematico di sciacallaggio digitale.
Nel suo ultimo sfogo, il ragazzo tenta una tanto goffa quanto aggressiva linea di difesa: sostiene di essere stato aggredito mentre si trovava sul posto e che il suo filmato non avesse intenti lesivi. Una giustificazione che cade nel vuoto di fronte alla gravità delle nuove affermazioni. Dire “vi sparo tutti” non è più solo una provocazione da tastiera, ma una minaccia che potrebbe configurare pesanti risvolti penali, anche se il giovane immigrato si è reso da due giorni irreperibile, fuggendo all’estero.
Il materiale è ora al vaglio degli inquirenti, che stanno monitorando i profili social del giovane. La comunità savonese, intanto, si stringe nel dolore attorno alla famiglia di Sofia Barberi, chiedendo a gran voce che venga fatta giustizia non solo sulla dinamica dell’incidente, ma anche su questa squallida appendice web che calpesta la memoria di una giovane vita spezzata. La deriva dei “like a tutti i costi” ha toccato un nuovo, drammatico fondo.ho fatto nulla, vi sparo tutti”
Continua la deriva social del giovane che ha filmato l’agonia della 22enne Sofia Barberi a Savona. Nel nuovo filmato fango contro i passanti e deliri di violenza: “Lavatevi il cervello”Di Ariel Piccini Warschauer Non c’è limite al peggio, soprattutto quando la realtà viene filtrata attraverso l’obiettivo deformante dello smartphone. Non è bastata l’indignazione unanime dell’opinione pubblica, non è bastato lo strazio per la tragica fine di Sofia Barberi, la ragazza di soli 22 anni rimasta uccisa nel terribile incidente stradale avvenuto nei giorni scorsi a Savona. Il giovane immigrato che per primo aveva immortalato i soccorsi in un video shock, pubblicato sui social pochi istanti dopo lo schianto, è tornato a farsi vivo. E lo ha fatto nel modo peggiore possibile.Con un nuovo filmato pubblicato sulle proprie piattaforme, il ragazzo ha alzato il tiro, passando dalla totale mancanza di empatia alla violenza verbale e alle minacce di morte esplicite contro chi, legittimamente, lo ha criticato.Nessun pentimento, nessuna scusa alla famiglia della vittima. Nel nuovo video, il giovane si scaglia con rabbia contro i “moralisti” della rete e i testimoni dell’incidente, pronunciando parole che lasciano ben poco spazio all’interpretazione:”Non ho fatto nulla di male, lavatevi il cervello prima di parlare. Avrò pure sbagliato, ma ci sono modi e modi. Vi sparo tutti”.Un delirio in piena regola. Secondo la ricostruzione, il ragazzo non si sarebbe limitato a diffondere il primo, macabro filmato — in cui inquadrava la scena della tragedia ridendo, compiaciuto della morte della ragazza, anziché prestare aiuto o rispettare il silenzio del dolore — ma ha rincarato la dose accusando i presenti sul luogo del sinistro di averlo aggredito verbalmente e fisicamente.L’incidente, costato la vita alla giovane Sofia, aveva già sollevato un’ondata di commozione e rabbia in tutta Italia. Ma il comportamento del giovane ha trasformato la tragedia in un caso emblematico di sciacallaggio digitale.Nel suo ultimo sfogo, il ragazzo tenta una tanto goffa quanto aggressiva linea di difesa: sostiene di essere stato aggredito mentre si trovava sul posto e che il suo filmato non avesse intenti lesivi. Una giustificazione che cade nel vuoto di fronte alla gravità delle nuove affermazioni. Dire “vi sparo tutti” non è più solo una provocazione da tastiera, ma una minaccia che potrebbe configurare pesanti risvolti penali, anche se il giovane immigrato si è reso da due giorni irreperibile, fuggendo all’estero. Il materiale è ora al vaglio degli inquirenti, che stanno monitorando i profili social del giovane. La comunità savonese, intanto, si stringe nel dolore attorno alla famiglia di Sofia Barberi, chiedendo a gran voce che venga fatta giustizia non solo sulla dinamica dell’incidente, ma anche su questa squallida appendice web che calpesta la memoria di una giovane vita spezzata. La deriva dei “like a tutti i costi” ha toccato un nuovo, drammatico fondo.




