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Neppure Mattarella è riuscito a mettere d’accordo i partiti sulla scelta del presidente della Rai

Si è praticamente suicidata la Commissione di Vigilanza Rai che in due anni non è riuscita a eleggere il presidente della Tv di Stato con la maggioranza dei due terzi, cioè col consenso di una parte almeno dell’opposizione. E’ il commento di InPiù. La candidata del centrodestra, Simona Agnes, non è stata accettata dall’opposizione e la maggioranza, anziché cercare un candidato che andasse bene anche alle minoranze ha preferito bloccare per mesi i lavori della Commissione facendo mancare il numero legale. A nulla sono valsi gli inviti del presidente della Repubblica Mattarella e il tentativo di mediazione di La Russa per superare lo stallo. Così prima si sono dimessi i commissari d’opposizione (compresa la presidente Barbara Floridia del M5S) poi i commissari di maggioranza, tra accuse reciproche.
Al di là del fatto specifico, questa vicenda indica il grado di incomunicabilità tra maggioranza e opposizione, anche nei casi in cui le norme prevedono maggioranze qualificate, che dovrebbero presupporre un minimo di consenso per scegliere figure di garanzia e non sfacciatamente di parte, come il Presidente Rai. Nella Prima Repubblica si ricorreva a volte al metodo delle terne: la maggioranza, che ha comunque la responsabilita’ di avanzare una proposta, indicava tre nomi e la minoranza sceglieva il piu’ gradito, o il meno sgradito. Ma nel muro contro muro di oggi anche questa forma di galateo istituzionale sembra dimenticata.

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