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Il diffuso pessimismo sul declino europeo appare eccessivo

Guido Tabellini su La Repubblica mette in discussione la convinzione, ormai largamente diffusa, secondo cui il divario economico tra Stati Uniti ed Europa si sarebbe fortemente ampliato negli ultimi trent’anni. Richiamando le analisi del premio Nobel Paul Krugman, l’autore sostiene che il confronto tradizionale sulla crescita della produttività e del reddito pro capite sia in parte fuorviante. La superiore produttività americana è infatti concentrata soprattutto nel settore delle tecnologie informatiche, caratterizzato da un eccezionale progresso tecnico ma anche da un forte calo dei prezzi di computer, semiconduttori e altri prodotti digitali. Per questo motivo, il maggiore volume di beni tecnologici prodotti negli Stati Uniti non si è tradotto in un analogo aumento del reddito reale rispetto all’Europa. Secondo i dati della Banca Mondiale richiamati da Tabellini, infatti, il reddito pro capite a parità di potere d’acquisto dei principali Paesi europei è rimasto sostanzialmente stabile rispetto a quello americano e, in alcuni casi, è persino migliorato. L’autore osserva che la rivoluzione tecnologica statunitense ha certamente creato grandi imprese e ingenti ricchezze private, ma i benefici dell’innovazione si sono diffusi a livello globale grazie alla concorrenza, che ha ridotto i prezzi delle nuove tecnologie rendendole accessibili anche ai consumatori e alle imprese europee. Da questa analisi Tabellini ricava due indicazioni di politica economica. La prima è che il diffuso pessimismo sul declino europeo appare eccessivo: pur essendo rimasta indietro nei settori tecnologicamente più avanzati, l’Europa ha continuato a mantenere elevati standard di vita adottando efficacemente le innovazioni sviluppate altrove. La seconda riguarda l’intelligenza artificiale: anziché inseguire gli Stati Uniti sul terreno della ricerca di frontiera, dove il ritardo è ormai difficilmente colmabile, l’Europa dovrebbe concentrarsi sulla capacità di adottare rapidamente queste tecnologie, riorganizzando imprese e processi produttivi. Secondo l’autore, il vantaggio competitivo futuro dipenderà soprattutto dalla capacità di utilizzare efficacemente l’intelligenza artificiale, più che dalla sua produzione.

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