Medio Oriente, per l’Idf in mille giorni lanciati 30mila ordigni contro Israele da cinque diversi paesi
Ariel Piccini Warschauer.
Una pioggia di fuoco costante, frammentata su più fronti e prolungata nel tempo. A tracciare il bilancio militare degli ultimi mille giorni di conflitto sono le stesse Forze di difesa israeliane (Idf), che hanno diffuso i dati relativi a missili, razzi e droni intercettati o caduti all’interno del territorio nazionale a partire dal 7 ottobre 2023. Secondo i calcoli dello Stato maggiore di Tel Aviv, sono circa 30mila gli ordigni penetrati nello spazio aereo del Paese, scagliati da cinque diverse direzioni e da attori statali e non statali della regione.
La mappa dei lanci fornita dall’esercito israeliano delinea chiaramente la geografia della tensione bellica in Medio Oriente, confermando come l’asse del conflitto si sia progressivamente spostato verso nord. Il volume di fuoco maggiore, infatti, non proviene da Gaza, bensì dal Libano, da dove – sotto la spinta delle milizie di Hezbollah – sono stati indirizzati oltre 20mila ordigni.
Seguono i vettori partiti dalla Striscia di Gaza (più di 10mila), che si concentrano prevalentemente nelle prime fasi dell’offensiva successiva ai massacri del 7 ottobre. Al terzo posto per volume, ma con un peso politico e strategico specifico ben differente, c’è l’Iran: da Teheran sono stati lanciati più di mille ordigni, un dato che fotografa i rari ma massicci attacchi diretti della Repubblica Islamica contro il territorio israeliano. Chiudono il bilancio i fronti più distanti, considerati parte della galassia delle milizie filo-iraniane: 80 ordigni dallo Yemen, feudo dei ribelli Houthi, e più di 40 dalla Siria.
“Questi dati illustrano la minaccia costante affrontata dai civili israeliani negli ultimi mille giorni”, si legge nella nota ufficiale diramata dall’esercito di Tel Aviv. Una presa di posizione che serve all’Idf anche per ribadire la legittimità internazionale delle proprie operazioni belliche, tuttora in corso su diversi teatri: “Israele, come ogni Stato sovrano, afferma di riservarsi il diritto di agire per la propria autodifesa contro i gruppi terroristici che lo attaccano da più direzioni”.
Il report dell’Idf arriva in una fase delicatissima, in cui la pressione internazionale per un cessate il fuoco si scontra con una realtà sul campo che i numeri ufficiali descrivono ancora come ad altissima intensità.





