L’equilibrio istituzionale può essere garantito anche da un esponente di destra al Quirinale
Il direttore Alessandro Sallusti (nella foto) su Libero affronta il tema della futura elezione del Presidente della Repubblica, prevista alla scadenza del mandato di Sergio Mattarella nel 2029, sostenendo che il risultato dipenderà dagli esiti delle prossime elezioni politiche. L’editorialista riporta le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo cui potrebbe essere possibile “rompere un tabù” e arrivare all’elezione di un capo dello Stato non espressione della tradizione politica di sinistra. Sallusti osserva che, secondo le opposizioni, un Presidente della Repubblica non appartenente alla sinistra non sarebbe in grado di garantire adeguata terzietà e autorevolezza istituzionale. A questa tesi l’autore contrappone esempi storici di presidenti della Repubblica provenienti da culture politiche diverse che, a suo giudizio, avrebbero avuto comportamenti politicamente orientati o controversi. Tra questi cita Oscar Luigi Scalfaro, accusato di aver avuto un ruolo politico attivo nella crisi del governo Berlusconi del 1994 e coinvolto in vicende antecedenti la sua presidenza, e Giorgio Napolitano, che l’autore descrive come figura politicamente schierata nella sua lunga carriera parlamentare e ministeriale prima dell’elezione al Quirinale. Sallusti sostiene che, alla luce di questi precedenti, non vi sarebbero motivi per escludere a priori l’elezione di un presidente espressione del centrodestra o della cultura liberal-conservatrice. L’editorialista critica quella che considera una “doppia morale” nel giudicare l’idoneità al Quirinale in base all’appartenenza politica, e rivendica la legittimità di tutte le tradizioni politiche a concorrere alla più alta carica dello Stato. In chiusura, l’autore contesta l’idea che solo una parte politica possa garantire l’equilibrio istituzionale, sostenendo che tale impostazione ricordi logiche di esclusione incompatibili con il principio di rappresentanza democratica.





