Tra Usa e Iran la tregua è molto fragile e sono in bilico anche gli incontri di Doha
Rocco Cangelosi su InPiù scrive che la tregua tra Usa e Iran resta estremamente fragile. Sono in bilico anche gli incontri previsti a Doha per tentare di abbassare il rischio di escalation, dopo giorni segnati da accuse reciproche e da nuovi episodi sul terreno: scambi di colpi, droni abbattuti, operazioni mirate nello Stretto di Hormuz e una tregua libanese che continua a non reggere. Washington denuncia violazioni da parte dei Pasdaran; Teheran ribatte che sono stati gli Usa e Israele a colpire per primi. Il cessate il fuoco, di fatto, esiste solo nelle dichiarazioni ufficiali. In questo contesto, la politica interna pesa più della diplomazia. Negli Stati Uniti, Trump deve fronteggiare un crescente malcontento anche dentro il Partito Repubblicano, dove molti considerano la guerra un pantano costoso e politicamente dannoso. Trump torna a minacciare la distruzione totale dell’Iran, ma le imminenti celebrazioni dell’indipendenza del 4 luglio e la campagna per le midterm elections spingono la Casa Bianca a evitare qualsiasi nuova escalation che possa aggravare le tensioni economiche o indebolire ulteriormente il consenso.Trump deve vendere l’accordo con l’Iran come una sua grande vittoria, cercando di dimostrare di aver ottenuto molto di piu’ di Obama sul nucleare e di aver ristabilito la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz.
In Iran, i funerali della Guida Suprema Khamenei condizionano ogni mossa: il regime vuole mostrare compattezza e forza, presentando la tregua come un successo ottenuto grazie alla “resistenza” dei Pasdaran. Anche Teheran, dunque, ha bisogno di stabilità almeno temporanea. Sul fronte israeliano, l’elemento più destabilizzante è la posizione di Itamar Ben Gvir. Il ministro, leader dell’ala più radicale della coalizione, attacca l’accordo con il Libano con durezza e accusa Netanyahu di debolezza. La sua pressione politica è tale da condizionare pesantemente il governo: con la campagna elettorale alle porte e la propria sopravvivenza politica in gioco, Netanyahu non può permettersi di ignorare le richieste dei partiti ultranazionalisti. Il risultato è un fronte libanese che continua a bruciare a bassa intensità, con Hezbollah che non riconosce la tregua e con operazioni israeliane che mantengono alta la tensione. A Doha si cercherà di stabilizzare almeno il quadro immediato. Ma il negoziato si svolge in un ambiente carico di incertezze strutturali: pressioni interne negli Usa, simboli nazionali in Iran, fibrillazioni politiche in Israele, milizie fuori controllo e un fronte libanese pronto a riaccendersi. La tregua serve a guadagnare tempo, non a risolvere il conflitto. E il futuro prossimo resta segnato dall’imponderabile e da una volatilità che nessuno dei protagonisti è davvero in grado di governare.





