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La condanna dell’ex ad delle Ferrovie per la strage di Viareggio pone interrogativi scomodi e dolorosi

Il Movimento Italia Insiema commenta la condanna di Mauro Moretti, ex Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato, per la strage di Viareggio. Eccolo: pone un interrogativo scomodo e doloroso: come conciliare la responsabilità penale per una tragedia con il riconoscimento di competenze manageriali indiscutibili? Perché è innegabile: Moretti è stato un dirigente competente e onesto come pochi, qualità purtroppo rare — rarissime — nel panorama manageriale italiano. Un manager capace di gestire una delle aziende più complesse del Paese, di portare avanti progetti infrastrutturali ambiziosi, di modernizzare un sistema ferroviario che per decenni era rimasto fermo. Ma questo basta a bilanciare la responsabilità per 32 morti? No. Non può bastare. E non deve bastare. La condanna non cancella le competenze. Ma le competenze non cancellano la condanna. E soprattutto, non cancellano il fatto che quella notte del 29 giugno 2009, a Viareggio, un treno merci è deragliato, un vagone cisterna si è squarciato, il GPL si è incendiato, e 32 persone sono morte tra le fiamme. Persone che dormivano nelle loro case, che camminavano per strada, che non avevano nessuna colpa se non quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. E la responsabilità di chi gestiva quel sistema ferroviario? Di chi aveva il dovere di garantire la sicurezza? Di chi avrebbe dovuto vigilare sulla manutenzione, sui controlli, sulle procedure? La giustizia ha risposto: quella responsabilità c’era. Ed era anche di Moretti. Ecco il punto: non si tratta di negare le sue capacità manageriali. Si tratta di riconoscere che la competenza tecnica non assolve dalla responsabilità morale e penale. Che essere bravi nel proprio lavoro non significa essere esenti da colpe quando quel lavoro comporta la gestione della sicurezza di milioni di persone. E forse, proprio perché Moretti era competente, la sua responsabilità è ancora più grave. Perché se anche un manager capace, preparato, esperto non è riuscito a evitare quella tragedia, significa che il problema non era solo tecnico. Era sistemico. Era culturale. Era una questione di priorità: profitto o sicurezza? Efficienza o prevenzione? La condanna di Moretti non cancella le sue qualità. Ma le sue qualità non cancellano la condanna. E soprattutto, non cancellano il dolore di chi ha perso un figlio, un genitore, un amico in quella notte di fuoco. Perché alla fine, di fronte a 32 bare, le competenze manageriali contano poco. Conta solo una cosa: che quelle morti potevano essere evitate.

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