L’autogol di Rutte e il network delle basi in Italia: 500 voli Usa per l’attacco
Ariel Piccini Warschauer.
Un perimetro di sicurezza, una manciata di trattati bilaterali e la linea d’ombra che separa il supporto logistico dalle “attività cinetiche” di guerra. È la faglia diplomatica su cui rischia di franare l’asse politico tra Roma e Washington, squarciata dalle parole del Segretario Generale della Nato, Mark Rutte. Ai microfoni dell’americana Fox News, nel tentativo di placare l’irritazione di Donald Trump verso gli alleati europei giudicati “tiepidi” di fronte all’offensiva contro Teheran, Rutte ha sollevato il velo di ipocrisia sul ruolo dell’Italia nell’operazione Epic Fury: “Se prendiamo ad esempio l’Italia, cinquecento aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione contro l’Iran. Si tratta di un numero enorme”.
Un’uscita che, nelle intenzioni del capo dell’Alleanza Atlantica, doveva essere un attestato di assoluta fedeltà alla Casa Bianca, ma che a Roma si è trasformata istantaneamente in un detonatore politico. Tra le quattro e le cinquemila missioni di volo in tutta Europa, aeroporti civili riconvertiti a hub di rifornimento (come a Bucarest), e quel dato sensibile – i 500 jet militari decollati dalla penisola – che smentisce la postura del “non condanno e non condivido” finora esibita da Palazzo Chigi.
La trincea del ministero: “Ricostruzione fallace”
La reazione del Ministero della Difesa è stata immediata e ruvida, specchio del nervosismo che corre tra i corridoi del governo. “Sorprende che il segretario della Nato, che nulla ha a che fare con l’operazione Epic Fury, faccia una ricostruzione che trasmette un messaggio totalmente fallace”, recita una nota ufficiale di via XX Settembre. Secondo la Difesa, Rutte avrebbe confuso la tipologia dei voli: l’Italia avrebbe autorizzato esclusivamente attività di natura tecnica e logistica previste dai trattati bilaterali, escludendo rigorosamente qualsiasi azione di attacco. “Le volte in cui si è prospettata una richiesta che esulava da questo perimetro, l’Italia non ha concesso l’autorizzazione”, precisa il ministero, ricordando che la sovranità nazionale sulle basi di Sigonella o Aviano resta intatta. A stretto giro, anche un funzionario Nato da Bruxelles ha cercato di disinnescare la bomba diplomatica, derubricando le parole di Rutte a una semplice sottolineatura del fatto che gli alleati “hanno dato attuazione agli accordi bilaterali esistenti”.
L’affondo di Conte e delle opposizioni
Ma il chiarimento tecnico non basta a fermare la tempesta politica. Le opposizioni vanno all’attacco in modo compatto, accusando la premier Giorgia Meloni di aver mentito al Paese e al Parlamento. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, usa parole durissime per smontare la narrazione della destra:
“Crollano le favolette del governo e dei suoi trombettieri. Le parole di Rutte ci confermano quello che abbiamo sempre sostenuto. Quello di Trump è solo un richiamo all’ordine per un governo che ha sempre detto sì: 500 aerei partiti dall’Italia per una guerra illegittima in Iran in cui Netanyahu ha trascinato Trump e che ha danneggiato pesantemente l’economia italiana. E meno male che Meloni ha dichiarato ‘non condanno né condivido’: se avesse condiviso ne sarebbero partiti 5.000?”.
Conte mette in fila la lista di quelli che definisce i “sì” incondizionati dell’esecutivo all’amministrazione Usa: dall’aumento delle spese militari al 5% del Pil all’accordo sui dazi, fino agli acquisti blindati di gas americano. “L’orgoglio nazionale va difeso con le scelte, non con le chiacchiere. È doveroso che la presidente Meloni venga a fornire i necessari chiarimenti al Parlamento”, conclude il presidente del M5S. Sulla stessa linea il Partito Democratico con Giuseppe Provenzano, che ricorda come la premier avesse categoricamente assicurato che l’Italia non sarebbe stata coinvolta nel conflitto, mentre Stefano Patuanelli bolla la vicenda come “un’altra balla colossale raccontata a reti unificate”.
Il grande gelo con la Casa Bianca
L’incidente diplomatico arriva nel momento di massima tensione nei rapporti tra Roma e la nuova amministrazione Maga. Solo pochi giorni fa, Trump si era detto pubblicamente “deluso dall’Italia e da tutti i leader della Nato”, accusandoli di non essere presenti nel momento di difendere il resto del mondo. Meloni aveva replicato rivendicando la sovranità nazionale e il rispetto dei trattati sulle basi. Ora, la rivelazione di Rutte rischia di scontentare tutti: espone il governo italiano davanti all’opinione pubblica interna per un coinvolgimento logistico massiccio in una guerra mediorientale non digerita dagli elettori, senza peraltro riuscire a placare la fame di totale sottomissione militare pretesa da Donald Trump. Un cortocircuito geopolitico che difficilmente potrà essere liquidato con una nota di smentita della Difesa.




