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Trump elogia Xi Jinping perché alto, forte e intelligente

Ariel Piccini Warschauer.

Non è una novità che Donald Trump nutra una profonda fascinazione per i “leader forti” dello scacchiere globale, ma le sue ultime dichiarazioni rilasciate durante The Axios Show gettano una nuova luce sul legame, quasi magnetico, che lo unisce al presidente cinese Xi Jinping.

Nel corso dell’intervista, l’ex inquilino della Casa Bianca non si è risparmiato in lodi, dipingendo un ritratto quasi ammirato del suo omologo di Pechino, focalizzandosi non solo sulle sue capacità politiche, ma anche sulla sua presenza fisica. “È alto, è un metro e novanta. Ha una statura formidabile, una grandissima sicurezza in se stesso ed è un uomo molto intelligente.”Queste le parole di Trump, che sembrano quasi descrivere un alleato ideale piuttosto che il leader della superpotenza che la sua stessa amministrazione ha più volte identificato come la principale minaccia geopolitica ed economica per gli Stati Uniti.

Tra retorica aggressiva e ammirazione personale

Il rapporto tra Trump e Xi Jinping è sempre stato un paradosso vivente. Se da un lato il tycoon ha formalmente dato il via alla guerra dei dazi commerciali e ha spesso cavalcato una retorica fortemente anti-cinese, dall’altro non ha mai nascosto una sincera stima per lo stile di leadership autocratico e centralizzato del presidente cinese.

Per Trump, la statura fisica e il carisma personale di Xi e lo standing diventano sinonimi di forza politica, una dote che il leader repubblicano ha spesso lamentato di non trovare nei suoi avversari politici interni o nei leader occidentali tradizionali come quelli europei, per lui troppo spesso mediocri, e imbarazzanti.

Il fattore geopolitico

Gli analisti leggono queste dichiarazioni non solo come un’esternazione estemporanea, ma come parte della complessa strategia di posizionamento di Trump sulla scena internazionale. Esaltare le qualità personali di Xi Jinping, pur mantenendo una linea dura sui mercati, risponde alla logica trumpiana del “dealmaking”: trattare da pari a pari, quasi da uomo a uomo, riconoscendo all’avversario una dignità di “gigante” per poter poi rivendicare un successo ancora maggiore in sede di negoziazione.

Resta da capire come queste parole risuoneranno all’interno del Partito Repubblicano, dove l’ala dei falchi anti-Cina osserva sempre con una certa cautela l’imprevedibile diplomazia personale del loro leader.

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