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Il direttore Sechi: “Libero mi ha dato tanto, ma si è preso troppo”

Mario Sechi su Libero riflette sul significato della libertà di stampa partendo da una frase di George Orwell: il diritto di dire alla gente ciò che non vorrebbe sentirsi dire. Un principio che, secondo il giornalista, vale non solo nel rapporto con i lettori, ma anche in quello con l’editore. Sechi racconta quindi il suo licenziamento da parte di Giampaolo Angelucci, che lo aveva assunto tre anni prima. Non contesta la fine del rapporto professionale, ma il modo in cui si è concluso, giudicandolo un segnale negativo per la libertà di stampa. Sottolinea inoltre la coincidenza con le minacce ricevute da ambienti anarchici, che gli sono valse la scorta e la solidarietà del Presidente della Repubblica. L’autore lega poi il ruolo del giornalismo alla qualità della democrazia, ricordando che una delle prime leggi approvate dall’Assemblea costituente nel 1948 riguardava proprio la stampa. Pur riconoscendo limiti ed errori della categoria, sostiene che senza informazione libera si indeboliscono libertà, garanzie e trasparenza dei mercati. Infine affronta la crisi dei quotidiani: molti giornali, osserva, chiuderanno o cambieranno forma, ma questo non significa la fine del giornalismo. Secondo Sechi resta forte la domanda di informazione di qualità. Conclude ringraziando lettori e colleghi: “Libero mi ha dato tanto, ma si è preso troppo”.

Il direttore Sechi: “Libero mi ha dato tanto, ma si è preso troppo”

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