Conte insidiato da Di Battista e Appendino e Salvini soffre il generale
Maria Lavia su Linkiesta ricorda a Giuseppe Conte (nella foto) e a Matteo Salvini le rispettive spine, Ecco che s’avanzano i rossobruni da tutte le parti. Si segnalano movimenti di piccole truppe a destra e a sinistra in grado di far scricchiolare i giallo-verdi di ieri, cioè Movimento Cinque stelle e Lega.
I rossobruni, come s’intitola il libro di Stefano Cappellini, sono un’ulteriore e più pericolosa versione del populismo, una sua sublimazione che rischia di sfigurare la democrazia. Dentro ci sono Trump e Hamas, per dire, una miscela ideologica dove nazionalismo, radicalismo sociale, antioccidentalismo e leadership carismatiche si fondono in un impasto tossico per rispondere alle difficoltà del sistema democratico e delle idee liberali.
Per il momento è chiara una cosa: Giuseppe Conte e Matteo Salvini hanno entrambi un problema. Per quanto riguarda Salvini è tutto fin troppo chiaro. Il generalissimo Roberto Vannacci, un estremista di destra di tipo nuovo, vuole mangiare la Lega. Raggiungerla e magari superarla. Spostando ancora più a destra la destra italiana. La gara è partita, e ai nastri di partenza Vannacci pare muoversi meglio del rivale, che forse preferisce andare a votare prima possibile piuttosto che perdere terreno tutti i giorni a vantaggio del sostenitore della X Mas.
Il problema di Conte invece si scrive Chiara Appendino, si legge Alessandro Di Battista. Special guest, l’ex sindaca di Roma Virginia Raggi. Pronti a fare una lista di disturbo barricadera, radicale, filopalestinese, anti-establishment per drenare voti al PdC, il partito di Conte formalmente chiamato M5S. L’ex sindaca di Torino, che nella sua città non è rimpianta da nessuno, ha lanciato l’ultimatum all’avvocato: «Non ci si può fidare di Renzi, non ci si può alleare con lui».
Resuscita così in formato bonsai un antico leitmotiv di Beppe Grillo all’epoca del populismo imperante, quel populismo che in qualche modo l’allora leader del Pd riuscì a frenare, inducendo, certo non solo Matteo Renzi, l’avvocato del popolo a venire su un terreno più politico e persino “progressista”. Nel percorso gli spigoli tra Conte e Renzi si sono via via arrotondati, tanto che entrambi stanno nel cosiddetto campo largo. Appendino evidentemente non c’era e se c’era dormiva. Fatto sta che adesso si è svegliata: «Mai con Renzi». Slogan polveroso ormai.
A meno che non sia un finto casus belli per giustificare l’azzardo di una lista concorrente con il Re dei descamisados Dibba e la sempre imbronciata Raggi, un’altra ex sindaca che nella sua Roma nessuno ricorda più. Di Battista e Raggi – e chissà quanti altri della vecchia guardia grillina epurata dall’avvocato – certo non disdegnerebbero un ritorno in Parlamento (anche perché fuori non è che abbiano combinato granché) ed è impossibile che Conte sia disposto a imbarcarli dopo averli epurati.
Di Battista vorrebbe chiamare con sé Francesca Albanese per dare un tocco di estremismo proPal alla sua lista, e magari un altro ex sindaco di Roma, Ignazio Marino. I picchiatelli da talk show non mancano. Per cui farebbe bene l’uomo di Volturara Appula a temere questi movimenti. Anche perché ad eventuali primarie del campo largo questi “grillini rossi” potrebbero giocargli lo scherzo di votare Elly Schlein per ammaccarlo prima delle elezioni. Sì, i rossobruni stanno arrivando e non è una buona notizia per la democrazia.





