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Dieci anni senza Marco Pannella hanno reso più povero il nostro Paese

InPiù dedica un articolo ai dieci anni senza Marco Pannella.

Forse si sarebbe incatenato alla Camera insieme a Giachetti per protestare contro la crisi della Vigilanza Rai e del Parlamento, umiliato dai decreti legge. Forse sarebbe andato a Mosca a protestare contro l’invasione dell’Ucraina e farsi arrestare come fece a Sofia nel 1968 dopo la repressione sovietica in Cecoslovacchia. Forse avrebbe escogitato referendum che non possiamo neppure immaginare. E sicuramente si batterebbe per le preferenze o i collegi uninominali alle elezioni politiche per combattere l’astensionismo e favorire la partecipazione dei cittadini. La politica e’ piu’ povera senza Marco Pannella, morto 10 anni fa e ricordato con toni quasi nostalgici da Mattarella: “Europeista tenace e convinto, coerente sostenitore dello Stato di diritto, irriducibile avversario della pena di morte, difensore della dignita’ dei detenuti, lascia un’eredità che riserva valori anche a chi non ha condiviso tutte le sue battaglie”.
 
Profeta disarmato e disarmante, direbbe Papa Leone, Pannella ha sempre anteposto i contenuti delle sue battaglie, dall’ecologia alla fame nel mondo, alla difesa dei suoi interessi di parte e di potere: la partitocrazia l’ha combattuta anche e soprattutto in se stesso e nel suo partito. “E alle aule parlamentari ha alternato il marciapiede, come amava dire, cioè l’attività politica diretta, con azioni dimostrative e pratiche nonviolente” ha scritto il politologo Piero Ignazi nel libro a lui dedicato presentato in Parlamento. Dieci anni senza Marco (che in realta’ si chiamava Giacinto in onore di uno zio gesuita) hanno reso piu’ povero il nostro Paese.

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