Un nuovo nemico è l’instabilità alla quale si risponde con la crescita
“Attenzione, c’è un nuovo nemico: “l’instabilità” – osserva Veronica De Romanis su La Stampa- . Lo ha annunciato Giorgia Meloni: «L’instabilità è la nuova normalità e a fronte di un quadro che cambia di continuo, noi siamo al lavoro per stabilizzarlo». Tradotto: alla “instabilità” si risponde con la “stabilità”. È qui, però, che si commette l’errore: alla instabilità si dovrebbe rispondere con la crescita. La mera stabilità non basta per assicurare prosperità e sviluppo. Non a caso, l’Italia è tornata agli ultimi posti della classifica per variazione del Pil. Peraltro, la stabilità non ci tiene neanche fermi: ci fa arretrare. I numeri lo dimostrano: nel 2023 il tasso di crescita è stato pari allo 0,9 per cento, poi è sceso allo 0,8 nel 2024 fino allo 0,5 nel 2025. Per il 2026 la previsione dell’Ocse è dello 0,4 per cento. La traiettoria è chiara: è quella che porta verso il declino. C’è da chiedersi se almeno sul fronte dei conti pubblici la ricetta della stabilità abbia funzionato. I numeri descrivono un intervento significativo: il saldo primario è passato da un deficit del 4 per cento nel 2022 a un surplus dello 0,5 nel 2024 e allo 0,7 nel 2025. Ma come si è giunti a questo risultato? Le entrate totali sono aumentate, mentre le spese sono scese. Tuttavia, il calo è quasi interamente ascrivibile al taglio della spesa in conto capitale, mentre le spese correnti al netto degli interessi sono aumentate. In definitiva, la correzione non ha inciso in modo organico sulla spesa pubblica corrente. La scelta di non intervenire in maniera incisiva dal lato della spesa si ripercuote sulla dinamica del rapporto debito/Pil. Nel 2025 il debito ha raggiunto il 137,1 per cento del Pil e, secondo le stime, è atteso crescere ancora prima di iniziare a scendere gradualmente. In altre parole, nonostante una correzione significativa, il rapporto debito/Pil resterà più alto rispetto al periodo pre-Covid. La lezione dovrebbe essere chiara: la stabilità non basta, serve la crescita. È questa l’unica risposta a un contesto che non ammette più il lusso dell’immobilismo”.





