Tu chiamale se vuoi emozioni, in 3500 a cena nel Nicchio per celebrare la vittoria di Tittia, Anda e Bola e Fabio Giustarini
Tu chiamale se vuoi emozioni. L’applauso, che non finiva più, al capitano Fabio Giustarini e a Tittia, quando dal ponte di Romana sono entrati in piazza Santo Spirito, sulle note trionfali delle ’Porte di Kiev’ di Mussorgsky. Il racconto della cena della vittoria del Nicchio è di Laura Valdesi su La Nazione. E poi quel cuore, che batteva forte. Amplificato a mille, pulsava nel petto di Anda e Bola durante l’abbraccio virtuale dei nicchiaioli, tanti con gli occhi lucidi. Un unico palpito ha unito il popolo dei Pispini, 3500 ieri alla cena della vittoria. In un intero rione trasformato in palcoscenico per celebrare il 48esimo successo arrivato dopo 28 anni. Talmente tanti che è stato indispensabile il catering, svela Alessandro Castelli presidente della commissione cerimonie, fatto da ’La Taverna del Lupo’, mentre a coordinare il servizio ha pensato Giovanni Carli, contradaiolo e professionista di grande esperienza. “Senza un impegno collettivo non sarebbe stato possibile tutto questo”, aggiunge. Con gli occhi lucidi il vicario generale Fabio Cosimi parla di “straordinaria prova di collaborazione fra le generazioni”. Intere famiglie si emozionano al racconto del filo conduttore della cena, il ritorno ad Itaca di Ulisse, scelto da Daniele Magrini autore della sceneggiatura. Punta sul ritorno di Giustarini e di Tittia. E il cuore riprende a palpitare quando sui sei ledwall scorrono le immagini di 23 anni fa. Atzeni ancora un adolescente, portato alla benedizione del cavallo da Giustarini davanti al priore e al correttore dell’epoca, entrambi molto amati: Silvio Griccioli e don Salvatore Sacchitella. Uno dei momenti più toccanti, mentre il drone sorvola un rione acceso di gioia e rimanda le immagini spettacolari. A scandire i ritmi della cena tre giovani nicchiaioli, Margherita La Manna, Marco Meini e Michele Vaselli, mentre il ritorno ad Itaca giunge a compimento. Prima il sogno, poi il viaggio, la conquista, il ritorno ed infine il giubilo. L’allestimento che ha fatto da cornice alla ’chiusura del cerchio’ è stato pensato dall’architetto Federico Demi che ha organizzato anche la festa del rione con Giulia Mattonesi. Ed ha pensato di esaltare il concone realizzando un palco a due piani per la dirigenza – applauditissima a partire dal priore Davide Losi – con una costruzione artigianale come una nave in navigazione. Un bel momento l’abbraccio delle Contrade alleate. C’erano anche alcuni fantini vittoriosi del Nicchio a tavola, da Ercolino a Cianchino e Massimino, i cui successi sono stati narrati sulle note di Edith Piaf. Un inno all’amore la lunghissima cena della vittoria terminata a notte fonda. E conclusa dalla voce narrante scandendo questi ultimi versi: ’Fu un’onda blu che travolse tutto, oscillava il nostro premio sopra di noi, suonarono a festa le nostre campane. La notte fu dolce. Come l’avevamo sognata’.
E non è ancora finita. “Dopo i 48 cenini, conclusi il 7 ottobre con oltre 25mila commensali, senza contare i pranzi, questa settimana – dice il presidente di Società Francesco Cini – ci aspettano quelli della vittoria, con circa 5mila persone a tavola. Un altro bell’impegno organizzativo: ringrazio di cuore il consiglio, la commissione servizi guidata da Giulio Impellizzeri, i miei vice Massimo La Manna, Sara Boschi, Ilaria Mari e Gabriele Cannas”. I discorsi di priore, capitano e fantino alla cena? Quella è un’altra storia.





