Il ministro Nordio dice stop all’attività politica: “Grato a Giorgia ma torno alla famiglia, alle letture e ai gatti”
Se non ci sono stati scontri nell’ultimo weekend nelle piazze, almeno rispetto a quello precedente, secondo Carlo Nordio è la conferma che «la prevenzione ha funzionato». Ma il ministro sarebbe tutt’altro che tranquillo per il futuro, come spiega a Virginia Piccolillo sul Corriere della Sera in una intervista rilanciata da Open. I segnali a cui sta assistendo lo riportano ai tempi in cui faceva il giudice nei processi contro il terrorismo rosso. A Nordio sarebbe scattato un campanello d’allarme quando ha visto persone «fortemente radicalizzate» cercare di sfruttare il disagio giovanile: «Mi sono ricordato che le Br sono iniziate così: utilizzando la protesta operaia edei giovani. La gran parte ne è rimasta fuori, ma qualcuno è stato preso nella rete del terrorismo. Bisogna essere sempre vigili». Certo però, non esclude neanche che si possa trattare di «semplice criminalità organizzata».
A chi lo accusa di aver invocato più arresti di minorenni dopo la guerriglia di Milano del 17 e 18 ottobre, Nordio prova ancora a smentire: «Mai sognato di dirlo». Secondo lui chi sostiene il contrario non ha visto la sua intervista a SkyTg24 oppure la interpreta «a suo uso e consumo». I minori in carcere sono 3 e, precisa Nordio, non ce li ha mandati lui: è stata la magistratura, che li ha ritenuti «socialmente pericolosi». Il punto, dice, è che gli istituti minorili sono affollati e hanno posti limitati, quindi tre ingressi in un giorno fanno già crescere la capienza «in modo insostenibile». «Non lo auspico, ma se gli arresti continuassero il problema si porrebbe». Sulle comunità di accoglienza che avrebbero rifiutato ragazzi per mancanza di posti, risponde che a lui non risulta, ma che leggerà «con attenzione» qualsiasi provvedimento con quella motivazione. Esclude poi l’ipotesi di minori in cella con adulti («Mai detto, anche questo») e parla semmai di riadattare strutture per adulti, destinandole solo ai minori, «con le adeguate garanzie di legge».
Alla domanda se la soluzione sia il carcere, la risposta è netta: «Mai detto. La soluzione è progressiva». Alla famiglia tocca educare, alla scuola l’educazione civica, mentre parrocchie e associazioni devono occuparsi dell’aggregazione. Sull’ordine pubblico vale la prevenzione, con il fermo preventivo che «non è carcere, ma un controllo»; in casi come Milano, però, «purtroppo come extrema ratio servono misure coercitive». Il piano per le misure alternative, assicura, non è propaganda: «è in corso». Il ministro cita i nuovi Ipm di Rovigo, Lecce e L’Aquila, più funzionari pedagogici e agenti, più magistrati nelle Procure e nei Tribunali per i minori, un piano di giustizia inclusiva da 280 milioni e collaborazioni con una decina di enti, tra cui la Comunità di Sant’Egidio.
La manutenzione straordinaria nelle carceri per adulti ha già creato circa 600 posti, e a novembre partono i cantieri per i nuovi moduli: 250 posti a Livorno, 200 tra Vibo Valentia e Reggio Calabria, 200 tra Alba e Alessandria e 400 a San Vito al Tagliamento. Nordio ricorda anche la sua esperienza a San Patrignano, dove ha visto giovani e minori ex tossicodipendenti recuperati. Sui ragazzi che emigrano chiama in causa gli ostacoli burocratici, tra ricorsi, tasse e balzelli che finiscono per abbassare gli stipendi, e propone di aprire «un tavolo assieme all’opposizione» per cercare soluzioni sostenibili.
Alla soglia degli ottant’anni, l’ex magistrato non avrebbe alcuna intenzione di restare in politica. Quel che andava fatto, lo ha fatto, sostiene e di ripetersi non è il caso: «. Da ministro, credo di aver dato abbastanza e battutoi record di longevità. Rifarlo sarebbe stucchevole». Seppure grato a Giorgia Meloni «per l’opportunità», l’età avanza e richiede di tirare un po’ il freno: «credo di aver diritto di tornare alle mie letture, al nuoto, alla famiglia e ai gatti».





