Trump ferma le bombe, tregua con l’Iran fino al 6 aprile
Ariel Piccini Warschauer.
Una finestra di dieci giorni per evitare l’abisso, o forse solo l’ultimo atto di un assedio che non concede respiro. Donald Trump, con un post notturno sui suoi canali social, ha annunciato il congelamento degli attacchi americani contro le infrastrutture energetiche e le centrali elettriche iraniane fino al 6 aprile 2026. “I colloqui sono in corso e stanno procedendo molto bene, nonostante le fake news dicano il contrario”, ha scritto il Presidente, aggiungendo con il consueto tono muscolare che Teheran starebbe “implorando” per un accordo.
La diplomazia del “redde rationem”
La mossa della Casa Bianca arriva al 27esimo giorno di un conflitto che ha ridisegnato i precari equilibri del Golfo. La sospensione dei raid è stata presentata come una concessione temporanea richiesta proprio dal governo iraniano per valutare il “piano in 15 punti” inviato da Washington. Tuttavia, Trump non ha usato mezzi termini: “Se non accettano, continueremo a spazzarli via indisturbati”.
Mentre la diplomazia prova a farsi strada tra le macerie, sul campo la guerra non si ferma. Fonti locali confermano l’uccisione di un altissimo comandante della Marina dei Pasdaran, colpito in un’operazione mirata che decapita ulteriormente i vertici militari della Repubblica Islamica. La Marina di Teheran, secondo il Pentagono, sarebbe ormai ridotta a “un terzo della sua capacità operativa”.
L’allarme di Putin: “Guerra come il Covid”
Dalla Russia arriva il commento più cupo. Vladimir Putin, parlando delle conseguenze economiche globali, ha tracciato un parallelo inquietante: “L’impatto di questa guerra sulle catene di approvvigionamento, sull’energia e sulla stabilità internazionale è grave quanto quello della pandemia di Covid-19“. Un monito che riflette il nervosismo dei mercati, con il petrolio che oscilla pericolosamente e le rotte commerciali paralizzate.
Il fronte del Mar Rosso
A complicare il quadro ci pensano i ribelli Houthi. Nonostante lo “stop” di Trump, le milizie yemenite fedeli a Teheran si sono dichiarate pronte a colpire nuove navi nel Mar Rosso, promettendo di trasformare lo stretto di Bab el-Mandeb in un cimitero per i mercantili diretti verso l’Occidente. La minaccia tiene in scacco il commercio mondiale, proprio mentre migliaia di Marines e unità anfibie americane convergono nell’area per quella che molti temono possa essere l’offensiva finale dopo la scadenza del 6 aprile.





