Spunta un biglietto shock tra le carte del papà di Sempio
Ariel Piccini Warschauer.
Undici anni dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi, il delitto di Garlasco torna a far tremare. Ma questa volta le mura che tremano non sono quelle della villetta di Stasi, bensì quelle del palazzo di Giustizia. L’ombra del sospetto si allunga su uno dei capitoli più controversi dell’intera vicenda: l’archiviazione, nel 2017, della posizione di Andrea Sempio, il giovane amico del fratello di Chiara che la difesa di Stasi aveva indicato come il possibile, vero killer.
Oggi, i magistrati della Procura di Brescia stanno rivoltando come un calzino quell’indagine passata, convinti che dietro quel “colpo di spugna” si nasconda qualcosa di indicibile: una mazzetta. Una corruzione in atti giudiziari per salvare un ragazzo e proteggere una famiglia.
Quel “pizzino” da 30 mila euro
Il fulcro del nuovo scandalo è racchiuso in poche righe tracciate a penna. Un appunto, un “pizzino” sequestrato dai carabinieri in casa Sempio che scotta come un ferro rovente. C’è scritto:
«Venditti gip archivia x 20, 30 euro».
Per chi indaga, dietro quella cifra apparentemente irrisoria si nascondono in realtà tre zeri mancanti: una mazzetta da 20 o 30 mila euro.
Soldi in nero, passati di mano in mano per comprare il silenzio e la libertà. Il padre di Andrea, Giuseppe Sempio, è oggi iscritto nel registro degli indagati come presunto corruttore.
«Bisogna pagare quei signori lì»
Ma le prove in mano alla Procura di Brescia non si fermano a un foglietto di carta. Ci sono le intercettazioni. Dialoghi drammatici, captati nel 2017, in cui i familiari di Sempio si affannano a mettere insieme una cifra enorme in contanti: si parla di almeno 43 mila euro raccolti tra i parenti.
Nelle registrazioni si sente una frase che per gli inquirenti è la pistola fumante: «Bisogna pagare quei signori lì».
La difesa degli indagati urla l’innocenza: «Erano i soldi per pagare gli avvocati dell’epoca!», dicono i parenti, stringendosi nelle spalle. Ma i legali di allora negano fermamente: nessuno ha mai emesso fatture per cifre simili, né ha mai ricevuto quel fiume di denaro contante. E allora, a chi dovevano servire davvero quei soldi?
Le “soffiate” e le stranezze dell’indagine
A rendere lo scenario ancora più torbido c’è una fitta nebbia di anomalie investigative. I magistrati di Brescia parlano apertamente di “errori clamorosi” commessi durante la prima indagine su Sempio. Intercettazioni telefoniche e ambientali che sono durate appena 15 giorni per poi essere inspiegabilmente interrotte, verbali mai trascritti e, soprattutto, il sospetto più grave: una fuga di notizie.
Sembra infatti che Andrea Sempio fosse già al corrente di essere intercettato e indagato prima ancora che la Procura di Pavia compisse qualsiasi atto ufficiale. Qualcuno lo aveva avvisato? Chi è la “talpa” che ha protetto la famiglia Sempio?
Mentre Alberto Stasi continua a scontare la sua pena nel carcere di Bollate, scrivendo lettere in cui si dichiara una vittima del sistema, il giallo di Garlasco si arricchisce di un capitolo nero. Non si cerca più solo l’assassino di Chiara Poggi, ma la verità su chi, dentro lo Stato, potrebbe aver tradito la giustizia.





