Se il Pd si accoda a Conte per Schlein sarebbe la fine politica
Mario Lavia su Linkiesta invita il Pd e Elly Schlein (nella foto) a non accodarsi a Giuseppe Conte.
Everyone but Conte. Tutti tranne l’amico americano: «Salutami tanto Donald», sembra, si sia raccomandato il legale pugliese con l’emissario dell’uomo della Casa Bianca, Paolo Zampolli, al termine di un pranzetto raccontato da un cronista di Libero. Uno scoop che l’ex presidente del Consiglio ha tentato di minimizzare, «Non era un incontro segreto». Magari è vero, nonostante la saletta riservata, non sarà stato niente di che, ma conferma la solidità del rapporto tra Giuseppi e Trump. Malgrado tanto per dire, la guerra contro la quale il capo del Movimento 5 stelle aveva promesso una grande manifestazione di cui si sono perse le tracce: difficile banchettare con i trumpiani e andare poi in piazza contro di loro.
Un aneddoto racconta che una volta Ciriaco De Mita chiese a un interlocutore: «Ma tu hai capito chi è davvero Giulio Andreotti?». Mezzo secolo dopo, è Ernesto Galli della Loggia (che a differenza di Paolo Mieli si taglierebbe un braccio pur di non rivedere l’avvocato a Chigi) a porre la medesima domanda: «Chi è davvero Conte? Resta un punto molto ma molto interrogativo».
Uno che vuole il dialogo con Vladimir Putin detestando l’Unione europea, uno che ha buttato i soldi con il Superbonus e il reddito di cittadinanza: è questo il futuro della sinistra italiana? Vuole scalare il cosiddetto campo largo, Conte, annunciando la sua primavera, con il suo libro, dunque facendo le scarpe a Elly Schlein. Il che non è illegittimo. Ma è un azzardo enorme.
Se il Partito democratico si accodasse a lui, significherebbe la definitiva vittoria del populismo trasformista che in tanti casi – come scrive Yves Mény nel libro “Fragilità della democrazia” (Morcelliana) – è stato ed è uno stadio decisivo per instaurare quella che Viktor Orbán definì la «democrazia illiberale». Vorrebbe dire la rinuncia, anch’essa definitiva, da parte del Pd a incarnare il partito riformista di governo che è la ragione per cui nacque nel 2008. Oltre, ça va sans dire, la fine politica di Elly Schlein, che dopo Bersani, Zingaretti, Letta, sarebbe l’ennesima leader mancata. Già, perché è chiaro che se la leader del Nazareno fosse battuta dall’avvocato del popolo dovrebbe lasciare il posto.





