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Attacco hacker agli Uffizi, la vulnerabilità dei sistemi informatici ma per il direttore è tutto ok

Un attacco hacker, una richiesta di riscatto, un tesoro da mettere al sicuro. Sembra una spy story, ma non è un film. E succede a Firenze, la città della bellezza. Anzi, nel cuore del cuore dell’arte: la Galleria degli Uffizi, il museo più importante d’Italia. La notizia è su La Nazione.

Come anticipato dal Corriere della Sera, dopo l’attacco hacker dello scorso febbraio, è in corso un’indagine che coinvolge i vertici della cybersicurezza nazionale per risalire a chi si è impossessato dei preziosissimi dati della Galleria ed ha pure chiesto, direttamente al direttore, Simone Verde (nella foto), un riscatto per riavere le informazioni rubate via Internet.

Ma la direzione degli Uffizi smentisce punto per punto e rassicura.

Alle 20,44 di ieri sera (2 aprile) la Direzione delle Gallerie degli Uffizi riceveva una unica chiamata da un numero ignoto, non preceduta da un messaggio di presentazione. Un’ora dopo si scopriva che trattavasi di un giornalista di cui ben due articoli erano già impaginati e avviati alla stampa riguardante i presunti problemi di sicurezza seguiti all’attacco hacker del 1 febbraio scorso. Alla fine dell’articolo uscito oggi si legge che il direttore degli Uffizi, “contattato”, avrebbe “preferito non commentare”. Il pezzo è pieno di imprecisioni, errori ed informazioni infondate che si sarebbero potute evitare, se al museo fossero state garantite per tempo le corrette condizioni e la possibilità di spiegare la situazione.

Per questo le Gallerie sono oggi costrette a precisare quanto segue: 

– Non è stato compiuto nessun danno nè effettuato alcun furto.

– Le telecamere erano in fase di sostituzione  da un anno. La situazione non era affatto come al Louvre; le telecamere alle Gallerie c’erano, ma erano analogiche e ora sono digitali. Ne è stata eseguita la sostituzione dopo segnalazione della polizia nel 2024 ed essa, ovviamente, è stata accelerata per via dei fatti del Louvre, già prima (e poi anche dopo) l’attacco hacker;

– Non sono state rubate password. Nessuna, in assoluto, perché i sistemi di sicurezza sono a circuito chiuso interno e non aperti all’esterno.  

– ⁠Per la posizione delle telecamere esse sono per definizione visibili da chiunque si faccia un giro nei locali e questo in tutti i musei e i luoghi pubblici del mondo.

– ⁠non ci sono prove di alcun tipo riguardo al possesso da parte degli hacker di mappe sulla sicurezza. 

– ⁠per quanto riguarda il tesoro mediceo, esso è chiuso perché si è affidato il cantiere di rifacimento di tutto il museo la cui gara è stata lanciata a settembre; dunque i pezzi andavano sgombrati comunque in vista dell’inizio del lavori. Le prime telefonate in merito sono avvenute tra Uffizi e Banca d’Italia in autunno.

– ⁠per quanto  riguarda le porte murate, si tratta in parte di presidi richiesti dal piano anti incendio, di cui è stata depositata non a caso la Scia ai vigili del fuoco nella giornata dell’altro ieri. Un evento storico dopo decenni di assenza di certificazione antincendio e che ha visto un grande lavoro da parte del personale degli Uffizi. Altre sono state effettivamente aggiunte per evitare la permeabilità eccessiva degli spazi di edifici storici, vale la pena ricordarlo, risalenti al 1500, e viste le mutate funzioni e il mutato contesto internazionale.

– Il server fotografico non è stato rubato. Il backup effettuato è infatti completo.

– Non sono stati infiltrati i telefoni dei dipendenti.

– i giorni di paralisi sono legati al tempo di ripristino del backup che è stato completato. Non è stata persa nessuna informazione.

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