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Giornalismo a Lucca, altre pubblicazioni del XVIII secolo

Roberto Pizzi.

Nel 1762 usciva per la tipografia di Giuseppe Rocchi il giornale letterario Miscellanei di varia letteratura, che riportava commenti e notizie su opere edite ed inedite di letterati stranieri e italiani. Fra i suoi articoli spicca la “Vita di Castruccio Castracani”, scritta dal latinista Buonamici(il ghibellino Castruccio Castracani degli Antelminelli, nato nel 1281, fu il più importante condottiero lucchese. Di spiccate capacità politiche e militari, morto nel 1328, fece di Lucca un forte Stato che si estendeva fino alla Liguria e a tutta la Toscana).

Il giornale sopra citato cambierà nome nel 1772, assumendo il titolo di Nuovi miscellanei lucchesi. 

Nel frattempo, nel nasceva a Lucca  Il Parlamento Ottaviano dell’editore-autore Carlo Denina(Cuneo 1731- Parigi 1813),  letterato di fama nel suo tempo ed ecclesiastico per necessità, del quale si parlò di appartenenza massonica, anche per le sue frequentazioni, a far data dal 1765, a Firenze con Giovanni Lami e Raimondo Cocchi, nomi importanti della storia della prima Massoneria nella capitale del Granducato toscano. 

Spinto da amici appartenenti al mondo  della diplomazia europea, quali  George Pitt, inviato straordinario d’Inghilterra, V. De Souza, ministro del Portogallo a Torino, dal De Sabatier de Cabreincaricato d’affari di Francia (e fondatore della prima loggia massonica torinese) e dal marchese Caracciolo, inviato straordinario di Napoli, il Denina entrò nell’idea di dare all’Italia un’opera periodica di critica, sul genere dello Spectator dell’Addison e dello Spectateur françois e si gettò con foga nell’impresa che vide la luce a Lucca nel 1763, col titolo l’Assemblea degli osservatori italiani, più nota come Parlamento Ottaviano. La pubblicazione avvenne nella tipografia Jacopo Giusti, in via S. Lucia,  che in quegli anni stampò anche il Decamerone, senza il permesso delle autorità. Operazione che costò qualche mese di carcere al suo gerente Domenico Martini. Tale periodico, settimanale, era formato da numeri composti da ventiquattro pagine e riprendeva molto rigidamente il modello inglese dello Spectator. Si trattava di una edizione che rappresentava la società torinese sotto il trasparente velo dell’immaginario salotto romano del marchese Ottavio di Campoameno dove si tenevano i parlamenti del titolo  (in realtà il  nobile citato era Ottavio Fallettidi Barolo e dietro tale finzione vi era il riferimento diretto alla società “intellettuale” torinese,  cosa che spiega bene il carattere letterario del giornale).

Videro la luce solo dodici numeri (l’esperienza si chiuse dopo tre mesi), perché la libertà di giudizio degli articoli portò ben presto alla soppressione della pubblicazione, sebbene le idee di riforma e i giudizi che vi si affacciavano fossero sostanzialmente moderati,  limitandosi ad esprimere istanze circolanti nella società colta piemontese del secondo Settecento. Ma a fare scattare la censura e la soppressione fu l’avere affrontato il tema scottante del numero eccessivo dei preti e dei frati e del modo di destinarli ad impieghi socialmente utili.

Giornalismo a Lucca, altre pubblicazioni del XVIII secolo

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