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Re Carlo non rinuncia al viaggio a Washington, sicurezza ai massimi livelli

Ariel Piccini Warschauer.

 «Nessuno mi aveva avvertito che questo mestiere fosse così pericoloso». Donald Trump sceglie l’ironia per esorcizzare la paura, ma il clima nella capitale federale è tutt’altro che disteso. A sole 48 ore dall’inizio della visita di Stato di Carlo III e della Regina Camilla, un nuovo tentativo di assassinio – il terzo in tre anni – scuote la presidenza Trump, riportando il Secret Service al centro delle polemiche e delle tensioni internazionali.

L’incidente è avvenuto il 25 aprile durante il White House Correspondents’ Dinner, il tradizionale appuntamento che riunisce giornalisti, politici e celebrità. Nella sala da ballo del Washington Hilton, lo stesso luogo in cui nel 1981 John Hinckley Jr. sparò a Ronald Reagan, il caos è esploso intorno alle 20:30. Mentre i camerieri servivano gli antipasti, Cole Thomas Allen, 31 anni, californiano, è riuscito a forzare i primi cordoni di sicurezza aprendo il fuoco.

«A terra! Tutti a terra!», hanno urlato gli agenti tra lo sconcerto dei presenti in abito da sera. Trump ha ammesso inizialmente di aver scambiato gli spari per il rumore di un vassoio caduto, ma è stata la First Lady Melania a intuire immediatamente il pericolo: «Non mi piace questo rumore», ha sussurrato al marito prima che gli agenti li scortassero d’urgenza fuori dalla sala. Il bilancio si è concluso con l’arresto dell’attentatore e nessun ferito tra gli ospiti, ma il trauma politico resta profondo.

Il fronte diplomatico e la sicurezza reale

Dall’altra parte dell’Oceano, la reazione di Buckingham Palace è stata immediata. Re Carlo III, informato in tempo reale, ha espresso «profondo sollievo» per l’incolumità del Presidente e di sua moglie attraverso un messaggio personale. Tuttavia, la domanda che circola nelle cancellerie è se Washington sia oggi una sede sicura per il sovrano britannico.

Barry Donadio, ex veterano del Secret Service, ha cercato di rassicurare l’opinione pubblica ai microfoni di LBC: «Non sono preoccupato per il Re. L’attentatore è stato fermato proprio dai protocolli di controllo che sono stati progettati per fallire il meno possibile». Le squadre di sicurezza britanniche stanno già operando in stretto coordinamento con gli americani per blindare ogni spostamento della coppia reale, che atterrerà domani 27 aprile.

L’obiettivo politico della visita

Nonostante lo shock, la missione diplomatica prosegue. Carlo e Camilla risiederanno a Blair House, la prestigiosa residenza per gli ospiti di Stato di fronte alla Casa Bianca. Il viaggio, che prevede tappe a Washington e New York fino al 30 aprile, riveste un’importanza cruciale: l’obiettivo è ricucire i rapporti tra il numero 10 di Downing Street e il 1600 di Pennsylvania Avenue.

Le relazioni tra Londra e Washington sono ai minimi storici, logorate dalle divergenze sulla gestione del conflitto in Iran e dai duri scambi tra il premier laburista Keir Starmer e Donald Trump. Starmer, dichiarandosi «sconvolto» per l’attacco, spera che la diplomazia della Corona possa servire da ponte per superare le frizioni mediatiche e strategiche degli ultimi mesi. La sicurezza sarà raddoppiata, ma il messaggio è chiaro: la “special relationship” non può essere fermata da un colpo di fucile.

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