Pilota nel labirinto, il blitz segreto per strappare l’aviatore ai pasdaran
Ariel Piccini Warschauer.
Le coordinate del segnale sono rimaste criptate per sei ore, un battito elettronico intermittente tra le gole aride degli Zagros. Per il Pentagono è stato il peggior incubo dai tempi dell’abbattimento dell’F-117 in Serbia: un pilota di F-15E Strike Eagle a terra, in territorio iraniano, con le pattuglie dei Pasdaran che battevano il terreno centimetro per centimetro.
Non è stata solo una missione di soccorso. È stata una partita a scacchi giocata con i visori notturni e le frequenze disturbate.
L’incidente di venerdì nasce in un settore dove la tensione è ormai fuori controllo. Il jet americano non è caduto per un guasto tecnico. Fonti d’intelligence suggeriscono l’impiego di una batteria mobile, forse un sistema Bavar-373 o una versione aggiornata dei russi Tor-M1, spostata all’ultimo momento per creare una “zona d’ombra” nei radar alleati. Al momento dell’impatto, l’equipaggio ha azionato i seggiolini eiettabili. Il navigatore (WSO) è stato individuato quasi subito da un drone Reaper in modalità silenziosa; il pilota, invece, è finito in un canalone, a diversi chilometri di distanza. Da quel momento, è iniziata la caccia.
Mentre a Washington si attivavano i canali segreti per avvertire Teheran che “qualsiasi maltrattamento avrebbe portato a conseguenze irreversibili”, sul campo l’Air Force creava una bolla di protezione aerea. Velivoli spia, in assetto ISR, hanno saturato l’area per intercettare le comunicazioni radio dei paramilitari iraniani. Squadriglie di F-22 sono rimaste in attesa al confine, pronte a colpire le batterie contraeree che avessero tentato di agganciare gli elicotteri del soccorso. L’estrazione dell’ ufficiale americano è avvenuta con il favore delle tenebre. Gli elicotteri, dei Pave Hawk, sono penetrati a bassa quota, seguendo il profilo delle montagne per sfuggire ai sensori termici. Un’operazione chirurgica, condotta dai reparti speciali che si addestrano per anni proprio per questo scenario: il Combat Search and Rescue in ambiente ostile.
L’aviatore è stato trovato in una grotta naturale, a pochi minuti dall’arrivo di una colonna di veicoli leggeri dei Guardiani della Rivoluzione. Pochi secondi di ritardo e il pilota sarebbe diventato un trofeo di guerra, uno strumento di ricatto politico nelle mani dell’ala più dura del regime. Il ritorno alla base del pilota chiude il capitolo tattico, ma apre quello strategico. Teheran ha dimostrato di poter colpire e gli Stati Uniti hanno mostrato di poter entrare e uscire dai confini iraniani quasi a piacimento. Resta però un dato: la tecnologia stealth e la supremazia aerea americana hanno trovato un avversario che non ha più paura di premere il grilletto. La prossima volta, il segnale criptato tra le montagne potrebbe non arrivare mai.





