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Sussex a Sandringham, un invito reale o un mirate nel Norfolk

Ariel Piccini Warschauer.

Mentre i primi narcisi iniziano a dorare i prati di St. James’s Park, un brivido di incertezza scuote le spesse mura di Buckingham Palace. Non è il vento tagliente di Londra, ma l’ennesimo capitolo della saga infinita dei Duchi di Sussex. Il principe Harry, ci dicono le cronache del Palazzo, avrebbe messo nel mirino l’estate nel Norfolk, sognando una riunione di famiglia tra i pini di Sandringham.

L’occasione formale è nobile: il conto alla rovescia per gli Invictus Games di Birmingham del 2027. Ma il vero nodo, quello che tiene col fiato sospeso i sudditi e, presumibilmente, fa perdere il sonno a Sua Maestà, è un altro. Carlo III, un nonno che il destino e la biologia hanno reso più tenero, non ha ancora mai stretto tra le braccia la nipote, la piccola Lilibet Diana. Un paradosso shakespeariano per un Re che regna su milioni di persone ma non può abbracciare una nipote.

Tuttavia, tra il desiderio e la realtà si erge il muro invalicabile del RAVEC. Harry, lo sappiamo, è un uomo che non si arrende facilmente, specialmente quando si parla di tribunali. La sua battaglia per riavere la scorta armata di Scotland Yard è diventata una questione di principio, quasi un’ossessione.

“Nessun padre metterebbe i propri figli in pericolo”, sussurrano i suoi emissari dalle colline di Montecito. Il messaggio al Re è chiaro, quasi un ultimatum filiale: “Papà, se ci vuoi, invitaci tu”. Un invito ufficiale del Monarca, infatti, scavalcherebbe d’ufficio ogni restrizione burocratica, garantendo ai Sussex quella protezione da “V.I.P. di serie A” che Harry tanto brama. La palla, dunque, è nel campo di Carlo e dei suoi collaboratori. Ma è una palla che scotta.

Ma ammettiamo pure che la questione sicurezza venga risolta con un tratto di penna reale. Restano i cocci di un vaso che Harry stesso ha preso a martellate con la sua fortunata autobiografia “Spare”. La fiducia, a Corte, è una moneta che non circola più da tempo quando si parla del Duca di Sussex.

I Windsor, con il principe William in testa, si chiedono: se ci sediamo a tavola con lui per un tè, lo ritroveremo dopodomani in un podcast o tra le pagine di un nuovo memoriale? Il timore del “microfono nascosto” – metaforico o reale – è il vero grande ostacolo a ogni riconciliazione.

E poi c’è l’incognita Meghan. Con le nuove rivelazioni di Tom Bower che soffiano sul fuoco delle polemiche, la Duchessa si sente davvero pronta a varcare la soglia di una casa dove il gelo non è solo meteorologico?

Infine, c’è il fattore Anmer Hall. I Principi del Galles saranno a pochi passi da Sandringham. William e Harry, i due fratelli che un tempo sembravano inseparabili, non si incrociano dai funerali della Regina Elisabetta II. Immaginare un pranzo domenicale tra sorrisi di circostanza e sguardi bassi appare, oggi, un esercizio di ottimismo degno di un romanzo di Jane Austen, ma con molta meno ironia.

La domanda resta sospesa nell’aria umida dell’East Anglia: vedremo davvero i piccoli Archie e Lilibet correre tra i boschi del Norfolk? O questa estate si rivelerà l’ennesima occasione mancata, un altro capitolo di quella “fredda guerra dei Windsor” che sembra non voler finire mai?

Staremo a vedere. Ma una cosa è certa: a Buckingham Palace, il silenzio non è mai stato così pesante. 

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