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Pasdaran a Hezbollah: “Alzate la tensione in Libano per ricattare l’Occidente”

Ariel Piccini Warschauer.

La strategia del terrore per procura non cambia, si affina soltanto nei dettagli cinici della diplomazia sotterranea iraniana. L’ordine arrivato in Libano direttamente dai vertici dei Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione iraniana, è tanto chiaro quanto inquietante: incrementare la tensione. Non si tratta di una fiammata spontanea, ma di una pressione geometrica, calcolata a tavolino a Teheran e trasmessa ai miliziani di Hezbollah.

A rivelare il retroscena è una fonte ufficiale libanese citata dall’autorevole testata Axios. La logica profonda che muove i fili della marionetta sciita a Beirut non ha nulla a che fare con la difesa del Libano — Paese ormai ridotto allo stremo e ostaggio dei canali di rifornimento iraniani — bensì con i tavoli diplomatici che contano. Il regime degli Ayatollah vuole accumulare quello che in gergo viene definito un “vantaggio negoziale” nei colloqui diretti e indiretti con gli Stati Uniti.

Per l’Iran, la stabilità del Medio Oriente e la vita dei civili libanesi sono solo fiche da spendere sul panno verde della geopolitica. Alzando il livello dello scontro al confine settentrionale di Israele e destabilizzando ulteriormente il già fragile scacchiere di Beirut, Teheran punta a mandare un messaggio esplicito alla Casa Bianca: se volete la calma nell’area, dovete cedere alle nostre condizioni ideologiche e nucleari.

È la classica postura del pompiere-piromane, una specialità della casa per i Pasdaran. Prima si alimenta l’incendio tramite i propri proxy — in questo caso la collaudata macchina da guerra di Hezbollah — e poi ci si siede al tavolo delle trattative offrendosi come lenti moderatrici, pretendendo in cambio concessioni economiche, revoca delle sanzioni o legittimazione politica.

Chi paga il prezzo più alto di questo cinico gioco d’azzardo è il Libano, uno Stato di fatto a sovranità limitata dove le decisioni di guerra e di pace non passano dal parlamento di Beirut, ma dai corridoi del potere di Teheran. Hezbollah si conferma per quello che è sempre stato: non un movimento di resistenza nazionale, ma l’avamposto militare e terroristico della Repubblica Islamica a ridosso dei confini israeliani.

L’esortazione dei Pasdaran dimostra una volta di più l’esistenza di un filo rosso che unisce il terrorismo islamico regionale alla cabina di regia iraniana. Di fronte a questo scenario, l’Occidente si trova davanti al solito bivio: cedere al ricatto pur di ottenere una fragile e temporanea tregua, o comprendere che non può esserci una vera stabilizzazione senza recidere alla radice i tentacoli finanziari e militari che Teheran allunga su tutto il quadrante mediorientale.

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