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Meloni, due giornate di rabbia tra le dimissioni date e quelle attese

Sarà una giornata dura a Palazzo Chigi, ancor più dura del 24 marzo quando Delmastro e Santanchè si sono dimessi. Ora Giorgia Meloni, imbufalita, aspetta le dimissioni del ministro Daniela Santanchè. Il Quotidiano Nazionale racconta i retroscena di una giornata tesissima.

“Se ne devono andare”. L’ordine di sfratto firmato Giorgia Meloni arriva all’alba, gelido e definitivo. A Palazzo Chigi non l’avevano mai vista così furibonda: la sconfitta nel referendum non è un semplice scivolone politico, ma il segnale di un’opinione pubblica satura: un elettorato esausto di zone d’ombra, “bisteccherie”, e opache casse integrazioni. La leader di Fratelli d’Italia rompe gli indugi: chi sbaglia paga. È il messaggio che lancia al suo popolo, recuperando un tema identitario della destra come la giustizia. “È parte della nostra storia”, spiega ai fedelissimi. La linea è tracciata: fuori chiunque crei imbarazzo per le proprie vicende giudiziarie. Se la potentissima capo di gabinetto e il sottosegretario del Guardasigilli obbediscono al diktat, Daniela Santanchè sceglie la trincea. La “Pitonessa” punta i piedi, pronta a presentarsi in ufficio al ministero del Turismo come se nulla fosse. Una sfida aperta che costringe la premier a una mossa senza precedenti: rendere pubblico l’allontanamento con una nota ufficiale in serata, con la quale, oltre a ringraziare chi esce, “auspica” che “per coerenza e sensibilità istituzionale”, la ministra “condivida la scelta dei colleghi”.

Meloni, due giornate di rabbia tra le dimissioni date e quelle attese

Buon Capodanno, Firenze

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