L’Iran perde i pezzi ma non si arrende, è resistenza a oltranza
Ariel Piccini Warschauer.
L’offensiva di Israele contro il cuore militare della Repubblica Islamica segna un punto di non ritorno, ma la fine delle ostilità appare ancora lontana. Secondo le ultime analisi diffuse dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF),la macchina bellica di Teheran ha subito colpi devastanti: il 75% dei lanciatori di missili balistici iraniani è stato neutralizzato. Eppure, nonostante questo drastico ridimensionamento, i vertici militari di Gerusalemme avvertono che l’Iran è ancora in grado di mantenere il fuoco per un periodo prolungato.
Il dato è impressionante: dai circa 400-550 lanciatori iniziali, ne resterebbero operativi poco più di un centinaio. Molti sono stati inceneriti dai raid chirurgici dell’aviazione con la Stella di Davide, altri sono stati resi inutilizzabili dal collasso delle infrastrutture sotterranee — i cosiddetti “sili” — causato dalle bombe penetranti israeliane. Ma il numero dei vettori rimanenti, unito alla vastità del territorio iraniano, permette ancora ai Pasdaran di far scattare le sirene in tutto Israele, costringendo milioni di persone nei rifugi, come accaduto sabato scorso.
L’efficacia del Logoramento
L’obiettivo dell’IDF è ora quello di ridurre la frequenza e l’efficacia dei lanci fino a rendere l’offensiva iraniana “irrilevante” dal punto di vista strategico, simile al fastidio costante ma raramente letale dei missili Houthi degli anni passati. Se nel primo giorno di guerra l’Iran aveva scatenato una pioggia di oltre 100 missili balistici, negli ultimi giorni il ritmo è sceso drasticamente a circa 10-15 lanci quotidiani. Segno che i magazzini si svuotano e la catena di comando arranca.
Siti nucleari e bunker nel mirino
Non si tratta solo di missili. L’operazione “Rising Lion” ha colpito duramente i centri nevralgici del regime: dall’università militare Imam Hossein alla sala operativa della Forza Aerospaziale dell’IRGC, situata proprio nel cuore di Teheran. Fonti militari confermano inoltre la distruzione di un sito segreto per lo sviluppo di armi nucleari a Min Zadai, alla periferia della capitale.
Tuttavia, l’intelligence israeliana non si fa illusioni. L’Iran ha dimostrato in passato una capacità di ricostruzione “impressionante” e, nonostante la fatica che inizia a trasparire tra le fila della milizia Basij e i dubbi che serpeggiano nella popolazione civile, il nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei sembra intenzionato a trascinare il Paese in una guerra di logoramento a oltranza.
La sfida per Israele resta quella di neutralizzare l’ultimo 25% dell’arsenale prima che Teheran riesca a riorganizzarsi o a sferrare un “colpo di coda” disperato. La guerra è entrata nella sua fase più delicata: quella in cui il nemico, pur ferito a morte, resta ancora capace di mordere.





