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L’intelligenza artificiale fa paura e mette d’accordo persone che hanno visioni opposte del mondo

Laura Turini su Appunti scrive un commento in cui dice che “dopo tutte le battaglie fatte per affermare i diritti fondamentali dell’uomo nel corso dei secoli, siamo in una fase storica in cui si avverte la necessità di lottare per una rinnovata loro affermazione di fronte alle macchine, non in quanto tali, che in fondo sono solo oggetti, ma in quanto strumenti nelle mani di una classe politica cieca e impreparata.”

E spiega: “Il 4 marzo 2026 è accaduto nuovamente qualcosa di insolito nel variegato mondo tecnologico. Persone che probabilmente non si parlerebbero mai e che hanno visioni opposte su molti temi, hanno firmato insieme un documento contro il modo in cui viene usata l’intelligenza artificiale e soprattutto contro i fini verso cui si vuole indirizzare la ricerca.

Il documento non nasce dal nulla, ma è frutto di un incontro tenutosi a gennaio 2026, in un hotel di New Orleans, tra circa novanta persone, convocate dal Future of Life Institute, l’organizzazione non profit co-fondata dal fisico Max Tegmark con la missione di guidare le tecnologie avanzate verso finalità benefiche per l’umanità.

È stata l’occasione per fare sedere accanto i leader delle chiese evangeliche, i rappresentanti dei sindacati, progressisti ed esponenti del mondo MAGA che sull’intelligenza artificiale hanno trovato un terreno comune e sono giunti ad approvare un documento intitolato Pro-Human AI Declaration, pubblicato sul sito humanstatement.org che riporta in chiaro la lista dei firmatari.

Ci sono Steve Bannon, l’ideologo del trumpismo, ex stratega della Casa Bianca, Susan Rice, consigliera per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Biden, Ralph Nader, il paladino dei consumatori americani da sessant’anni, Glenn Beck, il conduttore radiofonico conservatore. Ci sono Richard Branson, fondatore del gruppo Virgin, Yoshua Bengio, uno dei padri fondatori del deep learning e premio Turing e molti altri personaggi di estrazioni molto diverse.

Evidentemente siamo arrivati a un punto in cui l’intelligenza artificiale fa così tanta paura da superare qualsiasi barriera ideologica, o almeno così vogliamo sperare”.

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