Leonardo, quando le scelte non sono solo economiche ma anche politiche
InPiù commenta le nomine nelle partecipate e in particolare quelle di Leonardo, società leader nell’aerospazio. Come sempre accade, la nuova tornata di nomine nelle principali partecipate pubbliche si presta a diverse osservazioni. Valutandole nel suo complesso, la prima notazione è la prevalenza di conferme dei vertici, spesso non solo del CEO. In totale continuità di governo rispetto al tempo delle nomine precedenti e in presenza di risultati mediamente piuttosto buoni, il fatto non deve sorprendere. Tutti si focalizzano quindi sull’inattesa (all’esterno dell’impresa) sostituzione di Roberto Cingolani, Ceo di Leonardo. Chiaramente nella valutazione dei risultati della gestione, non deve mancare il riconoscimento del lavoro del predecessore Alessandro Profumo e il contesto esterno, come noto purtroppo globalmente guerreggiante. Ma è difficile affermare che il lavoro del management di Leonardo non sia stato o possa non essere apprezzato dagli azionisti, in ottica di creazione di valore. I numeri comunque parlano.
Qui viene fuori l’ineludibile strutturale differenza della proprietà pubblica rispetto alla privata. Le scelte non sono esclusivamente economiche ma anche politiche. La natura di società quotata di Leonardo e delle altre partecipate – presenti nei portafogli dei più importanti investitori internazionali – evita comunque la scelta di alternative non giustificabili e allinea verso l’alto gli standard di governance. Non a caso le credenziali del sostituto di Cingolani, Lorenzo Mariani, sono inappuntabili. Un mondo alternativo – in cui sia il mercato a scegliere i vertici – è difficile da immaginare e gli investitori devono tenerne conto nelle loro valutazioni.





