Hormuz, il bluff di Teheran e il risiko di Macron
Ariel Piccini Warschauer.
C’è la diplomazia dei salotti, quella che si riunisce sotto gli stucchi dorati dell’Eliseo, e poi c’è la realtà dei missili e delle portaerei che solcano il Golfo Persico. Il venerdì nero (o bianco, a seconda dei punti di vista) dello Stretto di Hormuz si consuma su questo doppio binario. Da una parte Teheran, che con una mossa tattica annuncia la riapertura del braccio di mare più strategico del mondo; dall’altra Donald Trump, che incassa il risultato, ringrazia con un tweet al vetriolo, ma avverte: «Il blocco navale americano non si tocca».
A Parigi, Emmanuel Macron ha giocato la sua carta: il vertice dei cosiddetti “Volenterosi”. Una cinquantina di Paesi — tra cui l’Italia rappresentata da Giorgia Meloni e la Gran Bretagna di Keir Starmer — si sono dati appuntamento per varare una missione di sicurezza marittima. L’obiettivo dichiarato è garantire il libero transito commerciale, minacciato per settimane dai sequestri dei Pasdaran.
Ma il convitato di pietra è proprio l’inquilino della Casa Bianca. La missione europea, che vorrebbe essere “tecnica e difensiva”, nasce monca: senza l’appoggio degli Stati Uniti, rischia di essere un esercizio di stile in un mare pattugliato dai cacciatorpediniere a stelle e strisce.
La notizia del giorno arriva però da Teheran. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha annunciato che, in coincidenza con la tregua in Libano, lo Stretto di Hormuz torna «completamente aperto» per le navi commerciali. Una resa? Non proprio, piuttosto un tentativo di allentare il cappio economico che sta soffocando l’Iran.
Trump, dalla sua residenza, ha risposto con la consueta spiazzante ironia: «L’Iran ha annunciato che lo Stretto è aperto. Grazie!». Ma un minuto dopo, fonti della Casa Bianca hanno gelato gli entusiasmi: il blocco navale della US Navy rimane in vigore. Gli americani non si fidano e vogliono che l’accordo sul nucleare e sul ruolo dei mullah nella regione sia scritto nero su bianco prima di mollare la presa.
In questo caos calmo, l’Italia cerca di ritagliarsi un ruolo di mediazione. Giorgia Meloni, seduta al tavolo con Macron e il cancelliere tedesco Merz, punta a una de-escalation che eviti il tracollo energetico. Il prezzo del petrolio è già sceso del 10% alla notizia della riapertura, ma l’instabilità resta altissima.
Il messaggio che filtra da Parigi è chiaro: l’Europa non vuole restare a guardare mentre Trump e l’Iran giocano a poker con le forniture globali. Resta da capire se i “Volenterosi” avranno davvero il coraggio di scortare le petroliere tra i due fuochi, o se la missione si risolverà nell’ennesima passerella diplomatica mentre la flotta americana continua a dettare legge tra le onde di Hormuz.




