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Le guerre raffreddano il turismo ma la sicurezza europea può limitare i danni

Giuseppe Roma su InPiù parla degli effetti delle guerre sul turismo. Il perdurare dello stato di guerra in un’ampia area mediorientale determina, oltre alle preoccupanti criticità per gli approvvigionamenti energetici, anche un impatto destabilizzante per l’industria del turismo, uno dei puntelli su cui si è basata la crescita del nostro paese negli anni più recenti. Gli elementi che pesano negativamente sono almeno tre. Dopo i russi è probabile che vengano a mancare o ridursi anche i viaggiatori da diversi paesi arabi direttamente o indirettamente coinvolti in situazioni belliche. Crescono le difficoltà nella mobilità aerea dei passeggeri provenienti dai paesi asiatici per difficoltà nelle rotte di passaggio e, più in generale, per tutti aumentano i prezzi dei passaggi aerei per la ridotta disponibilità e gli accresciuti costi del cherosene. Certo  in un clima mondiale teso e pieno di incertezze la propensione a  spostarsi per svago viene a ridursi. E questo è un terzo fattore problematico. In Italia il settore alloggi e ristorazione ha prodotto, nel 2025, un valore aggiunto di 84 miliardi, pari al 4,2% del totale, con un incremento rispetto all’anno precedente del 3,3%, superiore alla crescita dell’intera economia nazionale. E’ noto che a quel nucleo ristretto vadano aggiunte le attività indotte e indirette  del commercio, dei trasporti, dei servizi, delle imprese culturali e creative. Una filiera molto variegata che alcuni stimano  complessivamente anche tre volte il valore del nocciolo turistico ristretto. Una riduzione della domanda internazionale avrebbe certo effetti recessivi rispetto al 2025 e inizio 26,  che peraltro hanno goduto  degli effetti ”speciali” del Giubileo e delle Olimpiadi Milano-Cortina.
 
Non disponiamo ancora dei dati successivi a febbraio, quando si è scatenata la guerra mediorientale. Fino a febbraio 2026 il traffico aereo italiano è risultato in crescita sul mese precedente di centomila passeggeri (da 14,1 a 14,2 milioni) e  non si sono registrate flessioni nelle presenze turistiche. Bisogna considerare che, nonostante tutto, i viaggi internazionali per svago a livello mondiale sembrano inarrestabili. Raggiunti e superati i livelli pre-pandemia, il tasso di crescita annua varia fra 4 e 6%. L’Italia e l’Europa hanno l’indubbio vantaggio attualmente di poter affiancare a una fortissima attrattività anche un elevato grado di sicurezza, che può indurre a preferire  il Mediterraneo al Mar Rosso. Potremmo assistere a flussi di sostituzione in grado di attenuare gli effetti negativi della guerra. Persino il turismo potrebbe beneficiare di una maggiore sintonia europea, rafforzando la circolazione di turisti nel mercato interno con notevoli benefici economici e occupazionali.

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