Tajani, Marina e Pier Silvio Berlusconi, Meloni e Orban
Il direttore Paolo Mazzanti su InPiù commenta l’incontro di Antonio Tajani (nella foto) con Pier Silvio e Marina Berlusconi. Non e’ stato bello vedere la settimana scorsa il vicepremier e ministro degli esteri Tajani convocato per 4 ore e mezza come un dipendente qualunque nella sede Mediaset di Cologno Monzese dai padroni di Forza Italia, Marina e Piersilvio Berlusconi. Si e’ discusso del “rinnovamento” del partito: sostituzione del capogruppo alla Camera Barelli con Enrico Costa, dopo quello del Senato Gasparri (rimpiazzato dal “volto nuovo” Stefania Craxi), rallentamento dei congressi, candidature alle politiche. Ma c’è sicuramente di piu’. Ora che Meloni ha perso il tocco magico con il triplete negativo della sconfitta al referendum, della debacle del suo amichetto Orban e della “scomunica” di Trump, potrebbe perdere o pareggiare le prossime elezioni. Urge dunque riposizionamento: Fi non puo’ stare all’opposizione, perche’ deve continuare a difendere gli interessi di Mediaset. E Mediaset, impegnata nella costruzione nel polo tv europeo, gradirebbe un governo piu’ europeista e meno trumpiano.
Che fare? Intanto far valere nel centrodestra i “valori liberali”, poi opporsi alla nuova legge elettorale e soprattutto all’indicazione del premier prima delle elezioni, che blinderebbe Meloni. Infine, in caso di sconfitta del centrodestra o pareggio, mollare Fdi all’opposizione e allearsi col Pd in un governo filo-Bruxelles sul modello tedesco, dove il popolare Merz governa coi socialdemocratici. E c’è anche chi sostiene che Fi potrebbe addirittura sfilarsi dal centrodestra prima delle elezioni e allearsi con Calenda e Marattin in un terzo polo liberaldemocratico ed europeista che potrebbe diventare l’ago della bilancia del prossimo Parlamento. In fondo, anche in Ungheria Magyar, esponente del Ppe come Tajani, ha vinto sfidando un sovranista come Orban, amico di Meloni: e ha stravinto. Fantapolitica? Puo’ darsi. Ma puo’ anche darsi che dal male dell’azienda-partito esca il bene di un governo piu’ convintamente europeista.




