Le classifiche della sanità croce e delizia per Regioni, manager e medici, una proposta per migliorarle
Le classifiche di ogni settore fanno piacere a chi si piazza nei primi posti e provocano rabbia a chi sta in fondo alla graduatoria. Se poi le classifiche riguardano la sanità, amministratori pubblici, manager e medici l’interesse è altissimo, pari al piacere e alla rabbia. Antonio Barretta (nella foto), ordinario di economia aziendale all’Università di Siena e direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria senese, sulla rivista Forbes dedica un articolo all’argomento. Scrive che per “i decisori pubblici, in primis le regioni, queste classifiche sono una base per definire obiettivi di miglioramento e valutare ex post i vertici aziendali”. Aggiunge che “allo stesso tempo, le aziende sanitarie possono ricavarne indicazioni utili per identificare punti di forza e di debolezza su sui impostare le strategie”. Anche i pazienti, scrive Barretta, ne traggono beneficio, potendo disporre di informazioni aggiuntive per scegliere le strutture cui affidarsi. Però, c’è un però. Barretta scrive che “questi ranking hanno un limite: non forniscono alcuna informazione sui processi che stanno dietro le performance. Pertanto non danno alcuna indicazione operativa su come migliorarsi”. Il dg del policlinico di Siena propone di arricchire i ranking sviluppando un benchmarking sui processi per comprendere le pratiche organizzative che generano valore e buone performance.





