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La produttività è un indicatore sopravvalutato dagli economisti, Cipolletta spiega perché

Innocenzo Cipolletta su InPiù scrive che la produttività è un indicatore sopravvalutato dagli economisti. Infatti esso non è un fenomeno economico, ma piuttosto una divisione tra due rappresentazioni statistiche parziali e non omogenee tra di loro. Al numeratore c’è una rilevazione del valore della produzione (VA) mentre al denominatore c’è una valutazione dei fattori della produzione (capitale e lavoro). Mentre la produzione è misurata al valore (prezzo per quantità) sulla base di rilevazioni periodiche, il capitale è una stima indiretta (somma di investimenti passati) sulla base della sua disponibilità, senza tenere conto del suo reale utilizzo e, a sua volta, il lavoro è contabilizzato come teste o numero di ore, indipendentemente del valore (remunerazione) dello stesso (un’ora di un ingegnere equivale a un’ora di un commesso).
 
La dinamica della produttività dipende in larga misura da effetti di composizione che ne determinano il percorso. Questo vale per la dinamica della produzione (a seconda dei settori che prevalgono), ma soprattutto vale per quella dei fattori di produzione. Il capitale può diventare obsoleto e non più impiegabile, perché alcuni settori diminuiscono di rilevanza pur mantenendo capitali elevati (siderurgia ad esempio). Soprattutto il lavoro è cambiato nell’ultimo quarto di secolo in seguito alla forte immigrazione. Aver assorbito una quota significativa di lavoratori immigrati ha spesso significato una crescita di attività a basso valore aggiunto che prima non venivano avviate per carenza di manodopera disponibile. Derivare da queste evoluzioni considerazioni di politica economica o di posizionamento di un Paese, appare molto azzardato. 
 

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